domenica 1 aprile 2012

Il sorriso degli uomini

Sempre più spesso mi ritrovo a scrivere di domenica mattina. Credo sia un giorno buono per la scrittura. Non mi sogno di dire che esista un tempo per la scrittura, ché riflessioni, poesie, squarci di storie spingono al tavolo di lavoro quando lo spirito decide di manifestarsi, e questo può avvenire quando meno lo aspetti, nei momenti inopportuni pure, e allora semplicemente devi. Ma la domenica mattina, ecco, la domenica mattina è un giorno  diverso.

Lo è per me almeno. Se capita di ritrovarmi sveglio a quest’ora non è per la sveglia, ma perché l’esigenza di vita vuole che io apra gli occhi. Lascio fluire così il sangue nei vasi, aspetto che le cellule ricomincino a respirare,  e un, due e tre, quindi sveglio e un caffè.

Fresco d’acqua e sole, nei registri della normalità, senza problemi, non contingenti almeno, nemmeno impolverati alle biblioteche dell’esistenza, dunque senza preoccupazioni che non siano quelle di riportare i pensieri correttamente sul foglio, neanche queste, scrivo e penso (proprio seguendo quest’ordine).

Prosaicamente, non me ne voglia la poesia che se ne sta ad ascoltare, curiosa com’è di vita, e prosasticamente, vi racconto stamattina della sofferenza acuta che provo. Vi dico della pensabilità. Niente discettazioni filosofiche, non ne sarei capace. Ma certamente in giorni come questo, quando mi capita di ritrovare nei libri le risposte, tutte le risposte che cerco, quando fatico invece tutti i giorni per farne esperienza, allora provo un misto di esaltazione e tristezza, e queste stridono nell’animo procurandomi dolore.

Siamo fortunati e sfortunati assieme.

Il sapere condiviso universalmente ci consente di appassionarci a ogni cosa, ed è stupendo. Grazie al virtuale cogliamo tutto ciò che ci piomba nella coscienza. Allarghiamo il campo però. Uniamo al virtuale tutto ciò che ci passa sotto gli occhi, ciò che leggiamo nei libri. Mettiamoci nel calderone le discussioni animate con gli amici. Tutte le fonti possibili di conoscenza. Agglomeriamo le esperienze vissute, tutte. Adesso facciamo un sforzo ancora maggiore. Facciamo trascorrere gli anni. Immaginiamo di poter inglobare le conoscenze di ottanta anni di vita dedicata alla ricerca. Ricerca del senso anche. Dei significati e dei significanti. Non parliamo poi della felicità. Dei cammini interiori e dei percorsi di vita. Anzi no. Invece parliamone. Cioè, consideriamoli. Consideriamo tutte le storie d’amore e i loro insegnamenti. 

Insomma, proprio tutto.

Ecco, avete fatto? Allora pensiamoci saggi e sapienti di ogni cosa. Ecco, questa è la vita.

Tutto qui? Si, è tutto qui.

Siamo piccoli, già. Puntiformi. Anzi, siamo meno del punto che segue (-->).(<--)

Tutto ciò che pensiamo in questa vita è stato già pensato. Tutto ciò che viviamo è stato già vissuto. Mi sembra di sentirle le proteste degli uomini di genio. Ma io sono un grande filosofo, mica come gli altri! Ti sei perso in un bicchiere d’acqua. Ma io sono un genio della matematica! Ti sei perso nella ricerca della formula. Ah, ma io sono un sociologo! Ti sei perso nel “copiato” della realtà. Uno storico! Ti sei perso nel passato. Ma io sono uno psicologo! Ti sei perso nella parzialità. Eh, ma sono un visionario! Ti sei perso nell’illusione! Sono un’eremita! Ti sei perso l’uomo. Ok, allora sono un folle! Ti sei perso nella fragilità. Ma io sono un malato! Ti sei perso nel corpo. Però sono artista! Ti sei perso nell’opera. Uno scienziato! Ti sei perso Dio. Ma io sono un uomo di Dio! Ti sei perso nella dottrina. Ma io sono un suicida! Ti sei perso la vita. Ma io sono un poeta! Ti sei perso nella vita.

Stretti in uno schema di pensabilità, tutto è già stato detto e scritto. Manca l’aria quasi.

E allora?

Allora chi è come me soffre col sorriso.








Quanto piccoli siamo. Ma quanto grandi anche. Quante cose ha fatto l’uomo se pensato tutto insieme. Quante ancora ne farà. Difficile da cogliere l’umanità nel suo significato evolutivo. Siate felici di farne parte. Membra di un solo corpo. Chiazze di espressione. Gioie di vita!


Come esseri viventi, uguali agli animali e alle piante, fratelli di tutte le cose del mondo, sì certo...


...  ma per fortuna uomini!

Olè!


9 commenti:

  1. Già pensato, già visto e già vissuto. Un colossale deja-vu, uno gargantuesco specchio per allodole che si allarga fino a dove la mente può pensare e l'occhio camminare. Ed è tutto vero. Facevo il bagno nel lago gelido, in Lapponia, di notte, con -28 e la via lattea a rubarmi gli occhi. E pensavo. Chissà quanti, l'hanno fatto. Aspettando l'aurora, sentendosi più vivi per la momentanea vicinanza alla morte.

    Però.

    Però.

    Nessuno di loro aveva i miei occhi.
    Non è tanto l'oggettiva immensità e bellezza del mondo, è quello che sei tu, messo in relazione con il mondo, che produce qualcosa che prima non c'era. Un fluire da te al mondo, dal mondo a te.
    Come la gelosia in amore non ha ragion d'essere, visto che, anche intrattenendo rapporti con tutto il genere umano, quello che c'è tra me e te non c'è tra me e nessun altro, tra te e nessun altro, è quello che creiamo io e te e basta, in tutto l'universo esplorato; allo stesso modo, la tua storia col mondo è solo tua e sua, non esiste un altro punto di vista uguale. E questo mondo, che tu lo realizzi o meno, sarebbe un posto diverso senza di te.
    Quasi 7 miliardi di persone. Quasi 7 miliardi di persone -1. Tu. Cosa vedi? Una differenza insignificante? Prendi un quadro di Seurat e levaci un puntino. La visione d'insieme non cambia che impercettibilmente, forse nemmeno. Ma quel puntino in meno, prima c'era, e in qualche modo, per qualcuno fa differenza. Quel puntino sei tu. Escalamtivo, di domanda, di colore, cardinale.
    La lente d'ingrandimento progressiva che regala la vecchiaia ti darà occhi che ancora non hai, per vedere l'universo che sei.

    E' bello leggerti.
    E scriverti.
    E sapere che uno dei quasi 7 miliardi di puntini sei tu, proprio tu.

    Ti abbraccio

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  2. Ci sarebbe da risponderti con un fiume di parole. Ma non voglio definire ciò che ho scritto. Mi piace lasciare un che di inespresso, sperando che gente come te possa regalarmelo in dono.

    E riesci a vedermi tra sette miliardi di puntini? Di' la verità. Tu se il puntino che sta al quarto banco di destra della mia stessa classe eh? Levati la parrucca!

    Qualcuno mi aveva scritto quanto fosse bello leggermi, e ho sorriso (che strano ho pensato). Nessuno però mi aveva mai detto che fosse bello "scrivermi". Intendi "lasciare un commento", o intimamente "ricostruirmi, darmi un volto" attraverso le parole, come tratteggiarmi? Sono curioso. Ti abbraccio.

    Ti abbraccio

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  3. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  4. caro CenTer, io ho i papaveri e non so nemmeno perché ma è andata così, sarà come dice Orazio Flacco ut pictura poesis, così come.. ah l'analogia senza come faremmo? la nostra mente, paradisiaco infernale attrezzo adibito ai meccanismi ne ha di acchiappi, c'ha le razionalizzazioni quel nostro parlarci e farci persuasi come dice il tuo fascinoso conterraneo, da noi medesimi, c'ha i tic tassonomici e nomenclativi, c'ha ogni sorta di ossessioni e di talismani e di pippe totemiche, c'ha le antinomie, le contraddizioni in termini, tutte le filosofie le niuagerie (new age!), c'ha le autopiaggerie e le dicerie e le consorterie elitarie ed ogni nicchia felice/infelice d'appartenenza..ma quello che sento io, quello che io percepisco, il papavero per me non è come per te o per gli altri..ecco in questa benedetta unicità si annida allora e forse il nostro contento il nostro senso. E la nostra imperfezione, la maledetta traccia che ci identifica e ci distingue, di quella possiamo esser fieri e certi, cacchio sono io, con la gobba sul naso e il dente storto che tanti complessi mi creava da adolescente. Del resto siamo in questo guaio e non ne usciremo vivi e con questo incubo in corpo dobbiamo convivere e magari vorranno che sorridiamo mentre andiamo al patibolo, ecchecavolo ci siamo ritrovati gettati nel mondo, avvolti e inzuppati nel più fitto mistero che mai troverà uno sprazzo di luce e ci credo, come non credere che quel primo nostro antenato non si sia sentito accoppato dal terrore senza nome di sprofondare sotto il senso della finitezza e guardando il cielo stellato abbia evocato ogni animismo possibile e accessibile alla sua povera mente? vedi? tutti noi presi nelle catene di pensieri irrisolvibili, andando avanti coi viatici e le consolazioni e le unicità e la poesia e l'amore e la caponata e i frutti del gelso e i papaveri come no?

    i papaveri
    munifici di rosso
    in un abbraccio

    è per te

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    1. Ma che bello il tuo commento... E' vero, ci definiamo per i nostri difetti, e anche io ho pensato spesso al nostro primo antenato, a cosa deve aver provato alzando gli occhi verso il cielo, che spettacolo la pioggia, che paura il fuoco, e via lì a costruirsi ripari e armi, dei e punizioni, riti e conoscenze da condividere, per sopravvivere ecco. Una vita senza ricerca non ha senso. Perde prospettiva. Ma anche il senso (ammesso che esista) perde di valore senza ricerca. E poi c'è l'amore, che faccio finta sia solo un'esperienza delle tante, ma che invece permette di amare la vita a piene emozioni, intensamente. Abbracciamoci, con gli haiku e tutto ciò che è poesia.... Ps: grazie, davvero. Imparo dalla tua saggezza che sa di esperienze vissute fino in fondo...

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  5. ...ti lascio il sorriso di una donna ;))...buone feste!!!
    ciaooo Vania

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  6. Grazie Vania... ;) <-- (il mio sorriso). Un abbraccio.

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  7. siamo parte di un tutto, come se avessimo tutti gli stessi occhi, le stesse orecchie, calati nella stessa storia e quindi nella stessa umanità però siamo anche i singoli, dove ognuno ha la sua voce, la sua espressione, il suo sentire.
    Penso che questa fusione sia la magia dell'uomo e la possibilità che ad ognuno è data di scoprire se stesso e scoprire l'intera umanità.

    Spero tu abbia trascorso una serena giornata di Pasqua e che la gioia di questa giornata di accompagni il pià a lungo possibile

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    1. Cara Rita. La mia Pasqua è di rinascita, come dev'essere... E dici la verità, l'uomo, a pensarci bene, è magia. Insomma, vive, respira, pensa, ama. E' stupendo.

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