domenica 21 dicembre 2014

A quel Natale che non ho dentro


Non ce l'ho dentro questo Natale.




Mi lascio dentro un'emozione negativa, di paura. Voglio se ne stia dentro di me. Per quanto oscura. Non temo più le tenebre della notte, da un pezzo. Ho lasciato dentro di me tutto ciò che è pazzo. 

L'anziana signora con la scure mi guarda negli occhi infastidita. Sa che reggo il suo sguardo. Non può trarre quel sottile piacere di recidere la vita se sa che sono pronto a perderla.

Più trascorre il tempo, più l'età avanza, e più la vita stanca. Per quanto l'amore dipinga di rosso il quadro, c'è una parte di me che quasi esige il nero. 

Ho nelle vene tanta poesia. Vorrei quasi tagliarle, per tirarla fuori.

Come vorrei che fosse possibile cambiare il mondo che c'è, canta Vasco. A me non va di cambiare il mondo. Hai capito? Non mi va.

Ps: questa mattina l'aria è serena. Sì, è serena. Si sta bene. Il mondo è sospeso tra lentiggini viola. Esce fuori l'espressione, quasi metafisica, del coraggio di una sillaba. Si impegna anch'essa a significare qualcosa. La polenta si mangia quando è gialla. Una fetta di pane rotola. Il sangue è sapore bianco. L'alito del vento bagna. Tutto il senso si ritrova nel non senso. Il dolore si trasforma in euforia. Quando il cervello esce fuori dalla testa, poi vi rientra. E la dissociazione è un trauma. Inquieta eh? Inquieta. Si sta bene. Lontana dalla terra, nascosta nel cuore del mondo parallelo al mio, anche la mano batte e batte e trema. Soffre e grida. Partorisce un verso:


A quel Natale che non ho dentro


E rimango solo in questo verso.





domenica 16 novembre 2014

Il sale della terra



Circola nelle sale dal 23 ottobre. Nelle vene da molto tempo prima. 







Oggi la poesia si concentra tutta in una pellicola, nella storia di un uomo che attraverso l'amore, anzi, attraversato dall'amore, ha trovato in sé la vocazione di raccontare la vita per immagini.

Non credo si tratti semplicemente di talento. Non può il talento trasformare una foto in qualcosa di vivente. 

Guardo una foto di Salgado, come ipnotizzato, e dopo qualche secondo mi pare che l'immagine cominci a muoversi. Si, vedo le immagini impresse acquisire dinamismo, diventare altro.





Allora mi fermo, assorto, e penso. Come di uno scritto possiamo immaginare soltanto tra le righe tutto ciò che ai personaggi non è dato di vivere, e ci facciamo aiutare da tutti gli altri sensi, come quando alla poesia prestiamo la nostra anima, per partecipare col poeta di quella più grande del mondo, così, attraverso uno foto, i nostri occhi vivono, si chiudono, si riaprono, e piangono, non importa se di felicità o dolore, per tutto ciò che non hanno visto.

Non importa allora se passi attraverso una poesia, una foto, un dipinto. Non importa se scelga le note di una canzone, o le parole di uno scrittore. 




L'arte è tutto ciò che non rappresenta





La verità forse. Il riflesso di Dio.



martedì 14 ottobre 2014

Gli Angeli del Fango


Dunque è questa l'apocalisse. Vento e pioggia si abbattono sulle umane miserie, ripuliscono tutto quanto. 

Pare che lassù qualcuno ce l'abbia con noi. 





No, non è così il pianto del cielo. Non è questa la rabbia. Non è questo il lamento di Dio. Piuttosto, lui ci ha inviati degli angeli ad aiutarci.


Mi commuovo facilmente di fronte alle manifestazioni di umana solidarietà. L'uomo ha in sé condanna e salvezza. Peccato e perdono. Morte e resurrezione. 

A Genova come in altre parti d'Italia gli angeli danzano con i demoni. Si sporcano di fango benefico i soldati di Dio, di figurato disonore, eppure dello stesso fango si sporcano gli altri. I giovani col sorriso e uno sfolgorante paio di invisibili ali. Gli altri col ghigno malefico di botulino, o l'arroganza addosso di un vestito Armani.

Sono fiero e mi vergogno di far parte del genere umano, come di chi vorrebbe tanto costruire la felicità del domani con programmazione e lungimiranza, mentre si trova costretto a sopravvivere di slanci di civiltà, su macerie di colpa e fallimenti.




Di questo cantino oggi i poeti, 
si occupino gli uomini di buon senso, 
predichino gli uomini di Chiesa
Di dare un senso alla vita, sì,
così come alla morte






lunedì 30 giugno 2014

La poesia della musica


Mi è accaduta una cosa, e voglio condividerla con voi.


Forse è ben poca cosa, ma come l'ultimo atto di un film, ieri ho chiuso un capitolo importante della mia vita.


Tornavo da un viaggio che non avrei dovuto fare da solo.



Ancora in aereo, con le nuvole a costruire paesaggi meravigliosi, come piramidi rovesciate, sì, quasi a voler rovesciare l'alba col tramonto, con tutti quei colori, quanti erano, e i miei occhi che brillavano... ancora in aereo dicevo, pensavo sonnecchiante, forse un po' stanco, come di chi debba farsi bastare un tramonto per provare la gioia, ché per l'amore, ecco, per l'amore bisogna aspettare. Ancora un po'.


Così,  in aereo, chiudevo gli occhi, forse con la speranza segreta di dimenticare tutto...



Atterrava l'aereo, che nemmeno me ne accorgevo...



Ebbene, con le ruote a terra, quelle dell'aereo, e le cinture slacciate, le mie, di nuovo libero io, non so, forse per una nuova abitudine di Alitalia, ma poco importa, ecco, succede che attraversi lo spazio una musica, e che diffonda questa lungo tutto il corpo dell'aereo. 

Questa musica ha il pregio di risvegliare ogni singolo bullone, e di alleggerire le ali di un peso troppo grande...








E' questa la musica che ben conoscete. 


Rimango come paralizzato. Le immagini della memoria mi colgono in fotografie mai scattate. Bambino, ragazzo, uomo. Sono tutto ciò che sono stato, e che sarò. Forse ho voglia di piangere, questo aereo sta per essere abbandonato, ma poi capisco che no.



Ho solo voglia di sorridere.



Ecco, volevo condividere con voi questo semplice messaggio. 



E' solo dopo la fine di un libro, dopo l'ultimo capitolo, proprio quando ci dispiace che sia finito, ebbene, è solo dopo la fine di un libro che ricominciamo a vivere...



PS: Al via "Il mio esordio", il contest dedicato agli autori di poesie organizzato da www.ilmiolibro.it, che prevede un primo premio interessante sul piano economico. Per chi fosse interessato, consiglio di accedere al sito segnalato. A presto.

Tra cenere e terra






lunedì 19 maggio 2014

Dai sospiri...



Così scrivevano

e alle parole seguivano emozioni nuove 

gli scrittori




Per la maggior parte della gente, le emozioni precedono le parole. Per la maggior parte. Poi ci sono gli scrittori. Scrivono e vivono, e fanno tanta confusione. Preso dalle suggestioni della scrittura, volevo scrivervi queste due o tre parole, perché mi sembravano importanti. Adesso però mi fermo qui. Devo dare spazio alla poesia....



Dai sospiri nasce qualcosa,
Ma non dolore, questo l'ho annientato
Prima dell'agonia; lo spirito cresce,
Scorda, e piange;
Nasce un nonnulla che, gustato, è buono;
Non tutto poteva deludere;
C'è, grazie a Dio, qualche certezza:
Che non è amore se non si ama bene,
E questo è vero dopo perpetua sconfitta.


Continua questa splendida poesia di Dylan Thomas, tradotta da Ariodante Marianni, ma non la riporto tutta. Questi versi dicono tutto. Dicono troppo. Si intitola "Dai sospiri...". Non leggetela, almeno fino a quando non vi imbatterete in essa, nel corso della vita. Già, perché le poesie che ci capitano davanti agli occhi, sono state loro a trovarci.


Questi versi, se ne andavano a passeggio assieme alle parole di una canzone. Io me ne stavo seduto lì nel parco, a leggere cose così, senza importanza, cose d'amore. Insomma, c'era spazio sulla panchina, e hanno preso posto accanto a me...




...finanche dentro.









PS: vi segnalo il lavoro degli amici di "MARGUTTE", una non rivista online di letteratura e altro... :)

http://www.margutte.com/


Buona lettura!




sabato 19 aprile 2014

La poesia del silenzio


Esiste una poesia del silenzio. Una poesia che non si esprime ma si traduce, sempre, in vita. Occorre raccogliersi per coglierla, vivere senza scrivere, lasciando che il tempo passi, per una volta, senza tentare di afferrarlo, senza per forza ingabbiarlo con le parole.


Esiste un silenzio assoluto, di mancanza, o forse di lontananza, oppure di pienezza. Un silenzio che in fondo è lo stesso. Importante solo per chi di solito scrive, un silenzio da cogliere a libri chiusi. Un silenzio che non fa rime.


E' il silenzio delle segrete gestazioni, il silenzio dei lavoratori, il silenzio di chi lotta, sogna e spera. Il silenzio degli amori, il silenzio degli addii anche, quando c'è troppo dolore da sopportare, o il silenzio della felicità, che in fondo è il silenzio della condivisione.


Il silenzio di una foto.







Allora questo post celebra il silenzio di ogni vita, l'anima grande del mondo che respira in una immagine come tante, e che diventa ricordo nel tempo di uno scatto.


Celebra anche voi per questo, le vostre vite.


Curioso che proprio in questo periodo stia ricevendo tante mail da parte di lettori che mi chiedono consigli o collaborazioni -quali consigli in fondo posso dare io, se non incitamenti a scaldarsi sempre al fuoco sacro della scrittura, solo se questo fuoco riesce a scaldare davvero?-, curioso perché in questo periodo non mi sento qui presente. Eppure ci sono, anche nel silenzio.


Vi ringrazio di cuore. Per essere entrati con discrezione nel mio silenzio. Per gli attestati di stima e i ringraziamenti, perché non penso di meritarli mai abbastanza. Infine, ringrazio pubblicamente chi ha deciso di assegnarmi il "Website Award 2014" (lascerò il badge in alto a destra), riuscendo a piegare la mia bocca silenziosa in un sorriso.


Avete già capito, del mio silenzio rimangono solo queste righe.






venerdì 7 marzo 2014

Assalto alle stelle



Vi dirò la verità. Il titolo di questo post era in realtà di un altro contenuto, non di questo. Avrebbe dovuto scriversi assieme a tutto il resto, perché un titolo, quand’è fatto, dev'essere accompagnato, e che diamine, dalle parole, da un incipit, uno svolgimento, una fine, o che ne so, almeno da un'idea!

Invece è rimasto lì, da solo, tra le bozze del blog, in attesa di un autore che ne svolgesse il contenuto, o che lo pensasse almeno.


Dunque il titolo di questo post avrebbe potuto e dovuto essere, forse, "Storia di un titolo in cerca d'autore", e invece non lo è. Perché direte voi?


Perché in questo periodo lascio che le cose accadano, semplice no?, mi abbandono, e consento al tempo di fare il suo corso. Da più di un mese non scrivo qui, è vero, e mi sento un po' in colpa. Il 27 febbraio questo blog ha compiuto tre anni. Cammina da solo e si regge sulle proprie gambe da un bel pezzo, è vero, ma a volte cade, e io non gli tendo la mano. Non festeggio più i suoi anni. So di non essere un buon padre. E mi dispiace. Credetemi. Però vivo, sì, respiro, così, quasi felice. E poi penso, e immagini di grande bellezza mi prendono, e  tutto assorto le colgo nude, spiando dal buco della serratura.

Si fa un gran parlare di bellezza in questi giorni. La sera a Sanremo, o alla notte degli oscar. Pubblicità su pubblicità risolvono tutti i problemi nella bellezza, e del resto la bellezza salverà il mondo scriveva qualcuno, mentre qualcun altro su questa frase ci scriveva saggi. Qualcosa vorrà dire.

I poeti poi, scrivono di bellezza. Ciascuno come può. Anche questo blog da sempre la ricerca, ma come ricercherebbe il sorriso perduto di una donna sotto una sedia, proprio in questo modo, così, per farla ridere.


Però la bellezza non si mangia. La bellezza non è un fatto commerciale. Non possiamo incastonarla come un diamante e portarla al dito, perché non ha prezzo e non è acquistabile. La bellezza che io chiamo poesia non può vincere un oscar, né tantomeno può dare il pane a bocche da sfamare. La bellezza non si mangia. Non prendiamoci in giro. E non diamo risposte poetiche a problemi reali.

Sapete cos’è, per me, ora, proprio in questo momento mentre scrivo, la bellezza? E’ questa canzone.








Ascoltate le note e chiudete gli occhi. Immaginate tanti ragazzi, giovani, con i volti sorridenti. Camminano tutti insieme come all’interno di un movimento di protesta che però non usa armi, non grida. Ai cori risponde coi fiori. Ragazze e ragazzi, giovani donne e uomini giovani. Camminano tutti insieme, l’uno accanto all’altro. Sorridono, hanno lo sguardo sereno, e avanzano decisi verso il futuro, sicuri di cambiarlo in meglio. Niente più ingiustizie, niente inganni. Solo una più sana consapevolezza di dover fare ciascuno la propria parte, rispettando le regole.



Sopravvive soltanto ciò che non è corrotto dal potere




Non vi sembra sufficientemente poetica questa frase? A me si. E adesso lascio, amici miei, che alle parole seguano i fatti.



Abbiamo tante cose da fare insieme, il giorno come la notte, carambolati dai raggi del sole, all’assalto del cielo stellato.


:)

martedì 21 gennaio 2014

Molière se ne va in bicicletta in giro per il mondo



Sì. E' così. 


La vita va raccontata con grazia. 


E allora, quando non riesco a trovarla questa grazia, quando non riesco a farla cadere giù dagli alberi, quando non la trovo nemmeno nelle persone che mi circondano, quando non la trovo in me, allora tento di preservare la mia anima semplicemente leggendo, oppure guardando un film.


Oggi ho scelto di vedere questo...






Insomma, è accaduto che le scene scorressero davanti agli occhi con grazia e leggerezza... ah, dimenticavo...Il titolo del film in italiano è "Molière in bicicletta", ma è un film francese. Nei film francesi io ci trovo spesso la grazia. Non vi dirò nulla del film, non importa, questo blog non si occupa di cinema. Vi consiglio di rileggere il Misantropo di Molière però, prima di andare al cinema. Fatelo, fatelo vi prego. Il film rimarrà leggero, ma acquisterà spessore. Com'è brutto scrivere che "acquisterà" spessore, come se le emozioni fossero acquistabili. Allora diciamo che leggere Molière, anche soltanto limitandosi alla trama del Misantropo, dona al film una luce nuova. E mentre vado avanti e i protagonisti escono dal ruolo, entrano nella vita, recitano e vivono allo stesso modo, scambiandosi sentimenti, sogni, donne e desideri, facendo del palco la vita, e la vita del palco, io faccio lo stesso. Entro ed esco dalle immagini, torno in me, ora sono falso e ora vero, dal profondo del mio cuore per una volta sincero, fiero pure, di rubare, ammiratore dell'apparenza, uomo serio.


Le scene scorrevano davanti agli occhi con grazia e leggerezza, vi scrivevo, e mi succedeva di entrare un po' troppo nella parte ...



Quando vedo gli uomini comportarsi tra loro così come fanno, mi sento prendere dal più tetro e profondo malumore. Dappertutto non scorgo che bassa adulazione, ingiustizia, interesse, tradimento, intrigo...

(tratto dal Misantropo di Molière)


...faccio dire ad Alceste, quando, a un certo punto, sento una canzone, che mi piace scoprire italiana, italianissima nel film, perché se i francesi hanno la grazia, noi, nelle cose che facciamo, noi italiani ci mettiamo tanto sentimento...






E per la magia della musica, gira, gira tutto attorno ... e capisco che il mondo non si è fermato mai un momento, e che la notte, la notte insegue sempre il giorno...


...e davvero non seguo più le immagini e mi gira la testa, non vedo più nulla e mi sento come drogato... 



A me la poesia fa uno strano effetto



Esco dal cinema, respiro un po'. Salgo sulla bici, e pedalo pedalo, un po' come fa Molière nel titolo di questo post.



Sì, finisce così. Me ne vado in bicicletta in giro per il  mondo.










PS: se anche voi andate in giro per il mondo alla ricerca della poesia...



Elena Ghielmetti ci segnala:

Europa in versi
Festival di poesia
IV edizione

22 marzo 2014
Villa del Grumello, Como

Tema: IL SUONO E IL SENSO: UN’ORIGINE COMUNE

INFORMAZIONI E CONTATTI:
www.lacasadellapoesiadicomo.it

Denise Peduzzi invece: 

PREMIO INTERNAZIONALE DI LETTERATURA
“CITTÀ DI COMO”

Per informazioni digitate sui motori di ricerca, oppure...

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Buona vita a tutti