domenica 10 maggio 2020

Mr. Blue


Ci sono persone che amano stare da sole, e altre che sono state obbligate a esserlo. Ci sono persone che sanno amare, e altre che non sanno cosa vuol dire, esattamente, amare. Difficile oltremodo distinguere le une dalle altre. Vi siete mai chiesti voi da che parte state?

Soltanto nel rapporto diretto con un "tu", possiamo comprendere se facciamo parte dell'una o dell'altra categoria. Quando entriamo in una relazione, scopriamo quanto siamo capaci di amare, o se ne siamo capaci. L'incontro con l'altro, l'incontro quello vero, quello che avviene in profondità, svela tutte le nostre potenzialità e le nostre mancanze. E' sempre un incontro da benedire, intendiamoci. Dal momento che rappresenta un momento di crisi, di destrutturazione profonda del nostro essere, ha in sé un elevato potenziale di rinnovamento, o di rinascita. Purtroppo non a tutti è dato di sfruttare tale potenziale. Il processo di rinnovamento a cui faccio cenno, non è un processo automatico, e allora per alcuni l'esperienza dell'incontro autentico con l'altro si rivela destrutturante e basta, angosciante oltre ogni limite. E' forse a partire da questa considerazione preliminare che possiamo fare chiarezza. L'ipotesi è che se siamo cresciuti in un ambiente pieno di amore, allora sappiamo decodificare il linguaggio dei sentimenti, e sappiamo provare l'amore. In questo senso ci sentiamo pieni, e non abbiamo bisogno d'altre prove, di altre conferme. Se invece siamo cresciuti in un momento difficile della vita della nostra famiglia, e nessuno si è premurato di rispettarci, o di guardarci con gli occhi della devozione, o di comprenderci ben oltre i nostri pianti, allora questo linguaggio elementare non lo conosciamo e diventiamo sordi ai discorsi sull'amore. Ciò che operiamo, è la rimozione dell'amore. L'amore, per noi, semplicemente,  non esiste. Necessariamente, daremo importanza ad altri aspetti.

Analizziamo questa seconda eventualità. Se siamo cresciuti in un momento o in un ambiente sfortunato, non abbiamo altra possibilità di sopravvivenza se non quella di chiuderci in noi stessi. Col tempo, impariamo a bastarci. Diventiamo egoisti per necessità. E se abbiamo bisogno di qualcosa, non essendo capaci di entrare in relazione profonda con un altro essere umano, perché nessuno ci ha insegnato a farlo in maniera autentica, ovvero con il linguaggio e le opere dei sentimenti, impariamo l'arte del raggiro e della manipolazione. Impariamo a sfruttare le debolezze degli altri, quelle che per noi sono debolezze, come il bisogno di approvazione o il bisogno di sentirsi amati, oppure la bontà, per raggiungere il nostro scopo. Perché lo facciamo? Perché dobbiamo a tutti i costi approvvigionarci di tutto ciò che ci sembra un requisito indispensabile per vivere. Scopriamo di aver bisogno di successo, di visibilità, di uscire dall'anonimato del nostro cuore. Se nessuno ci ha guardato con gli occhi dell'amore come un gesto gratuito quando eravamo piccoli, qualcun altro dovrà farlo, costi quel che costi, quando diventiamo grandi. Così alziamo le antenne, e impariamo a intercettare possibilità. Facciamo fuori i concorrenti in maniera sleale, ci prendiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno, con l'inganno. Diventare grandi, vuol dire diventare furbi e diffidare delle buone intenzioni degli altri. Anche gli altri vogliono sfruttarci come noi tentiamo di fare con loro. Dobbiamo stare attenti. Non possiamo prestare il fianco alla fragilità, mai. Lì fuori c'è qualcuno che vuole approfittarsi di noi, come hanno approfittato di noi da piccoli. C'è qualcuno che è insensibile ai nostri bisogni, che gode a umiliarci. Bisogna stare in guardia. La vita è una guerra. 

Se una persona così bardata per la guerra incontra una persona speciale, cosa succede? Se incontra una persona che è capace di amare, e che riesce, non si sa bene come, a provocare in lei un movimento interiore di elettricità. Una persona che coi suoi modi riesce a mettere in dubbio le certezze fino allora inconfutabili del suo Io. Cosa succede se una persona siffatta ne trova un'altra che comincia a parlargli col linguaggio del cuore, scandendo le sillabe, come a un bambino incapace di muovere i primi passi? Accade la felicità, pensate? No vi dico io. Accade che la persona perda l'armatura e con essa tutte le sue certezze, e tremi nuda e indifesa al pensiero che qualcosa o qualcuno voglia conficcare un pugnale sconosciuto nel suo petto. Può succedere che provi vergogna per tutto ciò che non conosce. Può accadere che si senta stupida.

Questo isolamento obbligato mi ha imposto di guardarmi dentro, ma anche, al contempo, di guardare meglio fuori. Tra le serie netflix che hanno allietato le mie serate, ce n'è una che mi è rimasta nel cuore e mi ha spinto a scrivere questo post. Si tratta della serie animata intitolata "Bojack Horseman". Bojack è un attore di Hollywood, un cavallo.  Ma soprattutto è un uomo. Si, è al contempo un cavallo e un uomo, con tutti i suoi punti di forza e le sue debolezze. Brucia tutto ciò che tocca, non sa cosa vuol dire amare. E' circondato da persone che a modo loro gli vogliono bene, e che rimangano spesso deluse per i suoi comportamenti o le sue omissioni. Ha un passato difficile Bojack. Bojack è un uomo, sì, un uomo fin troppo umano. La canzone della stagione finale della serie, Mr. Blue, ovvero il signor Tristezza, rappresenta molto bene il personaggio, come rappresenta bene tutti coloro i quali hanno avuto la sfortuna di non essere mai stati amati da piccoli, e tentano in ogni modo di riscattare la propria triste condizione drogandosi di cinismo e arroganza. L'incontro con il "Tu" di Diane Nguyen riuscirà a redimere Bojack? Ovviamente non vi spoilero nulla, per questo dovrete guardare la serie.  Posso soltanto dirvi che ci abbiamo sperato tutti, fino alla fine. 








Da che parte stiamo noi? Quali sono le potenzialità che abbiamo? Siamo capaci di lasciarci sconvolgere dall'esperienza della relazione diventando persone migliori?

E' indubbio che il quesito meriti di essere vissuto.