lunedì 30 dicembre 2013

La legge matematica dell'amore


Piove, sulle promesse e i desideri di felicità, sulle sofferenze, sul pantano dei porci, sulle note liete di Vivaldi e su quelle più tristi di Chopin.

Ci sono tante ragioni che spiegano la pioggia, una di queste, non meno importante delle altre, è il rumore.

Ovvero la necessità che vi sia il rumore, qualcosa di assordante, che ci concentri sul qui e ora di queste vite.


Dunque piove, c'è il rumore della pioggia, non sentiamo più niente, nemmeno i clacson delle macchine, nemmeno le melodie del Natale, nemmeno guardiamo per terra, tra le aiuole, alla ricerca dei fiori della poesia.


Ci muoviamo nervosamente, sotto la pioggia, alla ricerca di un riparo. Oppure ci bagniamo, camminando lentamente e con lo sguardo verso il cielo, come se la pioggia avesse per davvero il potere di purificare l'anima. Magari ce l'avesse questo potere. E il rumore della pioggia stride per contrasto con la serenità dell'animo, oppure accavalla le ansie e le preoccupazioni, perché temono di bagnarsi queste, come demoni a contatto con l'acqua santa. E tutto l'uomo è in subbuglio.


In questo caos del momento, in questa parentesi di vita reale, a contatto con la terra, come inseguiti dagli agenti segreti dell'atmosfera, ci muoviamo noi formiche, e come formiche ci scontriamo, per poi proseguire. In questo caos che di umano ha poco e niente, e che di umano ha tutto invece, come viti impazzite che funzionano perfettamente solo all'interno di un ingranaggio che non può essere pensato -vogliamo chiamarlo Dio?- ci muoviamo, alla ricerca del senso di ciò che siamo.

E allora penso a una poesia, e questa poesia oggi me la ricorda uno dei miei attori preferiti.






Ve la scrivo. 


La terra girò per renderci più vicini, girò sul suo asse e su di noi, finché, finalmente, ci ricongiunse in questo sogno. Sono parole di Eugenio Montejo.


Succede così che due sconosciuti si incontrino, e si innamorino perfino, nel mistero dei numeri, per la matematica di Dio.


Sono giorni felici per chi, come me, ha una calcolatrice in mano, e pare aver trovato la soluzione. C'è un nuovo anno dall'altra parte di queste righe. La formula del nuovo anno è 2013 + X+ 1.


Il risultato fa 2014. Il mio augurio è che il 2014, per tutti voi, non rimanga solo un numero. In qualche modo, riempitele di senso le incognite.


Con affetto.
















venerdì 29 novembre 2013

No, non è l'autunno che va via...



Oh miei cari, com'è venuto, com'è venuto se ne va l'autunno...


Per inclinazione, da sempre la stagione che trovo congeniale per chiudermi, chiudermi, quasi inaccessibile io...




Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie

- G. Ungaretti -


Io ci sono sempre stato bene sugli alberi, tutto avvinghiato...


...ho sempre lasciato cadere solo le foto dagli alberi:









Le guardo scendere giù insieme a voi...e sorrido...




Non ci vedete impresse le vostre anime?





Ps: mio Dio, il freddo è arrivato anche qui in Sicilia. Appena a inizio mese si stava al mare, e adesso si sta come in montagna. Questo post serve a dilatare l'autunno, a risparmiarlo quanto più possibile, come una stagione necessaria della vita...



No miei cari,  non se ne va com'è venuto l'autunno...



domenica 10 novembre 2013

Addio a una domenica di novembre




Voglia il cielo scoprirsi un po' stanotte...









Vivremo addormentati durante il giorno che piove, innalzandoci al cielo su macchie d'azzurro e scale...



Oggi raccontiamo di storie d'amore, storie d'amore che scivolano via, come note leggere leggere...



Per questo, tutte da leggere senza spartito. 



Riuscite a seguirle?

domenica 3 novembre 2013

Quando sarò capace di amare


Eh sì, questo blog scrive spesso di amore, perché ogni cosa, ogni cosa dipende dall'amore...


E allora, oggi, il giorno dopo il giorno dei morti, i morti morti, morti, qui si celebra il giorno dei vivi...





Quando saremo capaci di amare, potremo lasciare andare...



...e amare, amare, amare non più le lacrime versate....

...e amare, amare, amare, necessariamente, come un fiume che a-mare trova il suo compimento, non la sua morte...





L'amore, come la rinascita delle persone uccise, 
fine ultimo di ogni vita che voglia dirsi eterna...

domenica 20 ottobre 2013

A sud del confine, a ovest del sole


-Quando ti guardo, a volte mi sembra di vedere una stella lontana, -dissi.- Sembra che brilli, ma è una luce di decine di migliaia di anni fa. Forse è la luce di un astro che ora non esiste più, ma a volte sembra più reale di tutto il resto.

Shimamoto rimase in silenzio

-Tu sei lì, - continuai.- Cioè sembra che tu sia lì, ma in realtà non ci sei. Quella che si vede è solo la tua ombra, mentre tu sei da qualche altra parte. Oppure sei scomparsa tantissimo tempo fa, questo non lo so. Tendo la mano per accertarmi che ci sei, e tu ti nascondi dietro quei <<forse>> e quei <<per un po'>>. Fino  quando hai intenzione di continuare così?



Queste parole, queste parole sono tratte da "A sud del confine, a ovest del sole" di M. Haruki.


Mi capita spesso di celebrarlo, ma mi accorgo soltanto adesso di quanto sia lui, a volte, a celebrare me. 




Mi sembra di essere dentro i suoi romanzi a volte, di recitare coi personaggi, di dialogare con loro. Di innamorarmi di loro... 

E mi rendo conto di non vivere una vita sola...





Sulle note leggere di Frank Sinatra si consuma anche la mia voce.


martedì 17 settembre 2013

Sogno


Questa pagina è dedicata agli amori impossibili. No, non è un post. E' una pagina di carta. Potete strapparla se volete. Con rabbia. Oppure rileggerla, con malinconia o nostalgia... A voi la scelta.





L'ho amata in questo video. L'ho amata quando lei era giovane, e io nemmeno nato...
Penso a quanti di noi l'hanno fatto, di amare dico, di amare senza possibilità...


Persi nella dannazione dei sogni, li ritroviamo coloro i quali ci sono sfuggiti, mannaggia, sfuggiti via per sempre. Siamo sicuri di averli rimossi come ricordi, ma un sogno, un sogno ce li riporta dentro una borsa di paglia, nel tardo pomeriggio del giorno, quando tutto, tutto attorno sembra tramonto...



I miei pensieri non riescono più a sfiorarti.

Non ci arrivo più a prenderti, nemmeno coi ricordi...



Ma, io, ti sogno...



E con te, con te posso condividere ancora tutto ....



Questa è la dodicesima delle lezioni d'amore:



Quando si ama, si ama per sempre



Anche tutto quel tempo che non si è trascorso insieme...



venerdì 6 settembre 2013

Di estate, poetica e canzoni...


Torno a scrivere. Non posso più farne a meno. Metto la musica giusta, quella che concilia le riflessioni, e suona di poesia.








Si, ogni volta che torno da un viaggio ho voglia di scrivere, e quanto più sto lontano da casa, tanto più avverto urgente il bisogno, al rientro, di tornare pure in me, e di infilarmi i vestiti domestici dei versi. 


Questo mondo è grande, e meraviglioso, e pieno di colori. Ci camminiamo sopra ogni giorno, eppure non lo vediamo, non lo vediamo abbastanza, credetemi. Ci sta soltanto la strada che percorriamo. I cambiamenti, i bivi, le deviazioni, tutte queste cose insieme, non sono altro che deviazioni dello stesso percorso; delle strade della vita, in fondo, ne percorriamo soltanto una, la nostra. Come facciamo a vederlo tutto questo mondo allora? Tutto questo mondo per intero intendo. Possiamo ammazzarci di viaggi, percorrere in lungo e in largo il nostro pianeta, volando, camminando, correndo, come Forrest Gump, saltando pure, da una parte all'altra del globo. Possiamo guardarlo dall'alto dei trampoli, o sospesi su di una fune, in equilibrio tra cielo e terra. Possiamo leggere tutti i libri di geografia, oppure immaginarlo il mondo attraverso la scrittura, possiamo ingozzarci di film e pop corn, possiamo perfino collegarci a internet ed esplorare quanto più possibile e per tutto il tempo che ci resta tutto quel mondo che sa di fili e cyberspazio. Ma desperado, why dont't you come to your senses? cantano gli  Eagles

Ragiona! Mi supplicano. Usa la testa. Vuoi davvero conoscere il mondo, tutte le nazioni? Vuoi davvero scegliere di spendere il tuo tempo così? Vuoi per davvero vivere espandendoti? Oppure vuoi conoscere il mondo in maniera diversa? Come diversa? Attraverso i mezzi non comuni della bellezza.


Quasi mi convincono. Allora me ne vado da solo, io, desperado, alla ricerca della bellezza, tentando di raggiungere solo le cose non comuni, quelle che sfuggono agli sguardi della gente indaffarata. Queste cose io le chiamo "poesia". Sono gli occhi di Sofia per esempio. Una ragazzina omosessuale che mi apre il suo cuore, una cena come tante, seduti a un tavolo qualunque di un posto qualunque, anche se fuori dall'Italia. L'avevo vista in un'altra città, qualche giorno prima, mi aveva attratto, non so perché. La ritrovo in quest'altra città, accanto a me, insieme a sua madre. Finiamo per cenare insieme, e nei suoi occhi, gli occhi di Sofia, io vedo i colori del mondo. Vedo la Svizzera dei suoi racconti, e poi vedo la sua amante: l'ha stretta forte in spiaggia, sotto le stelle. Conosco in questo modo tutti i pianeti e le costellazioni, e vedo, attraverso i loro occhi, quelli più benevoli di Dio. Pure una stella cadente, lanciata da lassù, e una promessa vedo. Negli occhi di Sofia la gioia di un sentimento, l'azzurro dei miei occhi riflessi, l'accidia dei miei occhi vinta dallo stupore dell'iride e dei versi.


Mi accorgo che il mondo me lo raccontano le persone. Il mondo come lo vediamo non è il mondo vero. Il mondo possiamo vederlo solamente filtrato da un sentimento, così com'è, tutto intero. Ecco,  a questo sentimento di conoscenza io do il nome di poesia...


Mi rimangono poche parole ancora, sento che per oggi la vena si sta esaurendo. Del resto non è così scontato che da un torrente passi l'acqua. Non so perché ho scritta questa cosa. Sembra una cosa banale, ma non la ritengo banale, davvero.


Per scoprire il mondo, gettatevi nelle persone. A modo vostro, amatele e lasciate che vi amino. Aprite tutti i cancelli. 


Perché questo, oggi, vogliamo raccontarvi...





Desperado, why don't you come to your senses?
Come down from your fences open the gate
It may be rainin' but there's a rainbow above you
You better let somebody love you
You better love somebody love you
Before it's too late 




Questa estate non ha soltanto voglia di scopare. Ha un cuore grandissimo...



domenica 28 luglio 2013

L'isola di Arturo


L'Estate è così. Un turbinio di emozioni. Matrimoni. Feste. Serate euforiche, distratte e ubriache, a volte stanche. Viaggi, da soli, con se stessi, o con amici. Con le donne.


Amori nuovi vogliono colpirti all'improvviso, sembrano convincenti. Ma dentro lo sai che qualcosa ancora non si scioglie, nemmeno sotto il sole caldo della Sicilia. 


L'anima è un'isola lontana. Lontana dagli occhi del mondo. Un luogo accessibile solo a te...




(Bellezza e follia - Linosa)


Scappo nell'isola di Arturo, e mi confronto coi temi grandi della morte e dell'amore...


"Ero curioso di sapere se questo sonnifero dava pure dei sogni. E chi sa se anche nella morte non si hanno dei sogni? Così supponeva quel buffone di Amleto; ma io non sono un buffone al pari di lui e capisco bene la verità: che nella morte non c'è niente. Né riposo, né veglia, né spazio d'aria, né mare, e nessuna voce. Chiusi gli occhi, e mi sforzai per un minuto di fingermi sordo e cieco, ristretto nel mio corpo senza potermi più muovere, isolato da ogni pensiero...Ma no, non basta: la vita, là nel fondo, rimane, come un punto acceso, moltiplicato da mille specchi! La mia fantasia non saprà mai concepire la ristrettezza della morte. A confronto di questa infima misura, diventano signorie sconfinate non dico l'esistenza di un misero prigioniero dentro una cella, ma perfino quella di un riccio attaccato allo scoglio, perfino quella di una tignola! La morte è una irrealtà insensata, che non significa niente, e vorrebbe intorbidare la chiarezza meravigliosa della realtà [...] Chi sa, mi domandavo intanto, se questo veleno avrà un sapore molto amaro?"


Cosa non si pensa di fare a volte...


L'isola di Arturo non è quella di Linosa, ma descrive gli stessi luoghi ed è circondata dallo stesso mare, fosse anche questo mare un mare immaginato e immaginario, un mare letterario, un mare che attraversi seduto o sdraiato, mentre leggi un libro. E' quel mare profondo che devi attraversare per arrivare a te.


"[...] la famosa voce che seguitava a ripetere: - Artù, che hai fatto? - suonò chiara e concreta, prossima al mio orecchio. "Finalmente, eccola, è qua", mi dissi, e riapersi gli occhi. Riebbi, allora, istantanea, la consapevolezza della realtà presente. Ero vivo, questa donna che invocava "Artù" non era mia madre, ma la mia matrigna. E la ragione suprema della mia esistenza era: di baciare costei! Un impulso rapido e deciso mi disse segretamente: O adesso, o mai! e sebbene mi sentissi ancora quasi esanime, levai le braccia e la strinsi. Sentii, sulla mia faccia, i suoi riccioli, le sue lagrime, una freschezza primaverile, morbida e meravigliosa. E, come un grande respiro, una gioia profonda mi attraversò: "Ormai, - mi dissi , - anche se dovessi morire di questo suicidio, potrei morire contento". E tesi le labbra; ma, troppo debole, in quel gesto ricaddi mezzo svenuto su cuscino, senza averla baciata".


Cosa non si fa a volte, per amore. 


E da quest'isola torno a nuoto sulla spiaggia assolata. Sento la musica che arriva da lontano. Voci straniere attorno. Un paio di labbra segrete mi sfiorano. 




Ps: in corsivo stralci tratti da "L'isola di Arturo", di Elsa Morante.




sabato 22 giugno 2013

Ragazza alla finestra



- Ragazza alla finestra- Dalì (dal web)





"Cosa guardi alla finestra? Sogni?"



Si volta verso di me, ruba le parole di un'anima. Risponde come se non riuscissi ad amarla abbastanza...


"Sei la finestra a volte
verso cui indirizzo parole
di notte, quando mi splende il cuore
e il pudore è vano.
Una donna che sogna il destino
lo sente come un ciclamino
e rimane eterna ragazza.
O quante volte impazza
in me l'ebbrietudine dei santi,
ma tu mi stai sempre davanti
come una grande tazza
di buon vino azzurro.
In te il poeta è soltanto un sussurro."

- Alda Merini-



Mi chiudo dentro di lei. 


Con lei. Da queste parte del manicomio che non conoscete.














venerdì 7 giugno 2013

In ricordo di Xtc...



Xtc era una blogger, tra le più intelligenti e sensibili, e tante altre cose. Ora non c'è più. Se n'è andata. 



Spero sia una delle sue trovate geniali questa. Lo faceva di sparire per un po'.



Ma non è così. Non è così, lo sento.







Per alcuni le parole sono solo parole; 
per altri uno strumento, o un passatempo, o un accessorio. 
Per me sono una medicina.
Letteralmente.
Se non potessi raggranellarne una manciata ogni giorno,
sarei solo cenere.
E spesso quelle parole rimangono silenziose dentro di me;
c'è una specie di pudore che mi impedisce di condividerle.
Accade però talvolta che qualcuno le senta anche se non
le pronuncio.
E anche a me capita talvolta di riuscire a sentire 
parole non pronunciate.
E direi che ci siamo capiti.





Così rispondeva a un mio post...



Mi ha colpito al cuore la tua scomparsa Xtc. Con te se ne vanno le parole. Rimane solo la musica, in ricordo di te...















Non avere paura. Sorridi. Ti sei soltanto trasferita in un altro luogo. Apri gli occhi. Il posto in cui sei adesso, è migliore di quello che hai lasciato...





sabato 25 maggio 2013

L'urlo di Shakespeare su Narciso



Ed eccomi qui, a scrivere indignato. Una mattina come le altre. Passeggio per le strade di Palermo. Non posso non fermarmi quando vedo una cesta di libri dati via a tre euro ciascuno. All'inizio penso che è un modo come un altro per rendere appetibile la lettura. 

Ah, ma che sdegno, quando vedo tra libretti di cucina e saggi di economia del secolo scorso, la poesia...

Salvo Shakespeare almeno, così ho pensato, almeno lui non deve fare questa fine...

E poi Ungaretti mi chiedeva di salvarlo, e poi Emily. Quasimodo mi chiedeva di salvarlo. Come facevo a lasciarlo lì Quasimodo?

Così li prendo tutti per mano, li tiro dentro la mia anima. Li metto in salvo dall'usura del sole e del tempo, da quella più sottile e logorante della dimenticanza. Bisognerebbe farli pagare almeno 30 euro ciascuno questi libri, maledizione. In queste pagine c'è la vita. Ci trovi parole preziose come gioielli.


Sfoglio un libro, quasi a volerlo consolare. Mi metto lì, e cerco di capire quali sono le sue ragioni. Così mi pare di poterne lenire le ferite. 


"Voglio gridare al mondo" mi dice Shakespeare. "Nessuno più m'ascolta, così non mi resta che scendere per strada...".

"Cosa vuoi ancora gridare al mondo? - gli chiedo- Le tue parole sono arrivate, non devi preoccuparti...".

"Che cosa?" -ripete- "Voglio gridare al mondo di non sprecarla la bellezza. Voglio assordare il mondo con il mio urlo. Che si sveglino pure i bambini! Loro soprattutto, che salvino il mondo...!".



Leggo insieme a voi di quando Shakespeare tentò di salvare Narciso...





- dal web-




"Guarda nel tuo specchio e di' al volto che vi vedi
che ora è il tempo per quel volto di formarne un altro;
se ora tu non ne rinnovi il fresco aspetto,
inganni il mondo, e una madre privi di benedizione.
Perché dov'è la donna così pura il cui insolcato grembo
disdegni l'opera del tuo dissodamento?
O qual è l'uomo così fatuo da voler essere la tomba
dell'amor di se stesso, arrestando la sua posterità?
Tu sei lo specchio di tua madre, ed ella in te
rimemora il leggiadro aprile del suo rigoglio;
e così dalle finestre della tua vecchiaia tu vedrai,
 a dispetto delle rughe, questo tempo tuo dorato.
Ma se tu vivi per non essere ricordato,
muori solo, e la tua Immagine muore con te.

- W. Shakespeare, sonetto 3-



Mio caro William. Non siamo bravi ad amare. Non siamo adatti. Ma ne sono certo. 

Le tue parole gridate, oggi, toccheranno il cuore di qualcuno...














lunedì 6 maggio 2013

Come uno sconosciuto


Ci sono poesie che mi perseguitano.

Quante anime hanno preso in prestito questa voce ?





- come uno sconosciuto
ma mi siedi accanto
hai occhi che non mi guardano
e mi conoscono
quando cerchi l'intesa buttando
come niente un sorriso
( Pierangela Rossi)





Avrei voluto amarvi meglio, lo giuro.

Ma ora basta...






I ricordi e le colpe finiscono qui, su queste note. Oggi come allora.










domenica 28 aprile 2013

Un amore felice



Un amore felice. E' normale?
è serio? è utile?
Che se ne fa il mondo di due esseri
che non vedono il mondo?

Innalzati l'uno verso l'altro senza alcun merito,
i primi venuti tra un milione, ma convinti
che doveva andare così - in premio di che? Di nulla;
la luce giunge da nessun luogo -
perché proprio su questi, e non su altri?
Ciò offende la giustizia? Sì.
Ciò infrange i principi accumulati con cura?
Butta giù la morale dal piedistallo? Sì, infrange e butta giù.
Guardate i due felici:
se almeno dissimulassero un po',
si fingessero depressi, confortando così gli amici!
Sentite come ridono - è un insulto.
In che lingua parlano? - comprensibile all'apparenza.
E tutte quelle loro cerimonie, smancerie,
quei bizzarri doveri reciproci che s'inventano - 
sembra un complotto contro l'umanità!

E' difficile immaginare dove si andrebbe a finire
se il loro esempio fosse imitabile.
Su cosa potrebbero contare religioni, poesie,
di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe,
chi vorrebbe restare più nel cerchio?

Un amore felice. Ma è necessario?
Il tatto e la ragione impongono di tacerne
come d'uno scandalo nelle alte sfere della Vita.
Magnifici pargoli nascono senza il suo aiuto.
Mai e poi mai riuscirebbe a popolare la terra,
capita, in fondo, di rado.
Chi non conosce l'amore felice
dica pure che in nessun luogo esiste l'amore felice.

Con tale fede gli sarà più lieve vivere e morire.

- Wislawa Szymborska- Un amore felice





C'è ancora chi ha il coraggio di amarsi Wislawa?







Forse sì...

lunedì 22 aprile 2013

La lettera


Dunque. Vi parlerò apertamente. Questa lettera è per voi.

Mi è divenuto difficile scrivere. Non so come sia accaduto, ma all’improvviso tutto ciò che è vita mi ha impedito di sedermi qui, accanto a voi e alla vostra tristezza segreta. E infatti. Chi si avvicina alla poesia quando è felice? Questo mi sono chiesto.

Il mio sguardo in questo periodo vaga sbronzo, alla ricerca di immagini e colori. 




(la "mia" Venezia ,Piazza San Marco)




Il mio sguardo ha imparato a cogliere le fotografie impresse nelle cose del mondo. Le vedo proprio. Le vedo come dovrebbero essere. 

Ora, avete presente quando provi a scattarle le foto, e quella cascata di luce che sembra sgorgare dall’anima non serve a imprimere sulla pellicola le immagini, quelle immagini che avresti voluto o desiderato in altro modo? Riuscite a seguirmi? Avete fatto l’esperienza di non riuscire a immortalare le emozioni? Be’, io l’ho fatta, e mi sono sentito come un ubriaco, quando non riesce ad articolare le parole. 

Mi servo della fotografia, una scrittura di luce, per esprimermi come non posso e non voglio attraverso le parole, le parole che mi attraversano e passano da una parte all’altra del cuore, senza mai cadere sul foglio. Nemmeno una goccia. Per scrivervi adesso faccio un tentativo, e mi accorgo che non riesco a controllarle le parole, non riesco a imprimere loro la giusta direzione. E certo, le dita suonano la tastiera come sempre, troppo facile. Ma non c’è melodia, oppure io non la sento. Quale tragedia è più grande di quella del musicista che non può più sentire la musica? Lo chiedo a voi, si proprio a voi, o a te che leggi. Forse è pari soltanto alla tragedia di chi scrive e non riconosce più la sua Musa, come in un rapporto di amore che poteva essere felice, non lo è stato o lo è stato a tratti, e chissà se lo sarà mai in eterno.

Il mio rapporto con la scrittura è come quello di un uomo con la sua donna. Bisogna avere il coraggio di cambiare per continuare ad amarsi, come prima e più di prima. E io sento il bisogno di cambiare, ma non so. Non so cosa devo fare. Nell’attesa che io trovi da me le risposte, per non lasciare lo spazio di questo blog alle correnti fredde del non senso, e perché non divenga ricordo l’entusiasmo, ho deciso di pubblicare delle poesie d’amore. Le scelgo tra tante, forse non saranno nemmeno le migliori. Ma le scelgo perché ciascuno in questo spazio ritrovi se stesso, o si ponga nella condizione di riconoscere i sentimenti dell’altro.

In fondo viviamo tutti per colmare un vuoto d’amore, e allora questo è il regalo che mi faccio, e che decido di offrirvi. Nessuno è capace di amare o di farlo nel modo giusto? Vediamo cosa ne pensano i poeti.

Continueremo questo viaggio insieme, come sempre. Solo in maniera diversa.

Vostro affezionatissimo. Tra cenere e terra.

mercoledì 27 marzo 2013

Eppure, nel corpo, una tristezza sottile...



Eppure, nel corpo,
una tristezza sottile,
come di chi debba scrivere
per vivere....


Cosa sapete volerne voi di vita? E cosa significano tutte queste parole? Di cosa interrogarsi la sera tardi, di cosa respirare?



Siamo capaci di vivere?
Siamo capaci di vivere?
Siamo capaci di vivere?
Siamo capaci di vivere?



Sì. Lo siamo. Lo siamo.



Forse è così che gli interrogativi lasciano spazio alla passione...



                                                                         - dal web -


A questo punto l’uomo si accende la sigaretta, e scoppia in una fragorosa risata.




E ama, potete giurarci. Ama più di ancora la sua pagina impacciata.