domenica 16 febbraio 2020

La logica del calzino destro che ama il sinistro, e viceversa.


Mi sembra che il titolo non si presti a considerazioni di carattere poetico, ma dal momento che tutto ciò che viene prodotto in fase creativa dev'essere valorizzato, e avendo partorito questo titolo da chissà dove, da qualche luogo oscuro che sapessi dove si trova, avrei già dato una definizione esaustiva di creatività, vi parlerò comunque dei calzini e della logica che li muove. E' esperienza comune, dopo aver fatto la lavatrice, che i calzini si mischino, e che dopo averli asciugati debbano essere accoppiati per colore, ricamo e lunghezza. Essendo i calzini degli uomini spesso simili, se facciamo eccezione per quelli sgargianti e colorati che soltanto alcuni possono permettersi, succede, quando andiamo di fretta, di accoppiarli malamente, e di accorgerci dell'errore di averli accoppiati male soltanto la mattina, quando dobbiamo andare a lavoro e li abbiamo già indossati, e viene alla luce che il calzino destro, così simile per quanto concerne il colore a quello di sinistra, in realtà abbia una lunghezza leggermente diversa. Sebbene la cosa ci crei fastidio, non abbiamo il tempo di controllare qual è il calzino gemello tra gli altri che teniamo stipati nel cassetto, e allora pensiamo fanculo! e usciamo di casa, accettando la mancanza di comfort e ricacciando indietro pensieri ossessivi e bestemmie. Poi succede anche, dopo averli usati, di buttarli nella cesta delle cose da lavare, e che la mattina dopo ci accorgiamo dell'altra coppia di calzini spaiati, e ancora una volta li indossiamo sebbene con grande disagio quei calzini così diversi, perché andiamo di fretta e pensiamo che prima poi questo circolo vizioso finirà. Alla lavata successiva, cerchiamo di accoppiarli bene questa volta, in modo da non soffrire più della mancanza di comfort, e di camminare per le strade della vita a testa alta, felici. 

Non parlerei mai dei miei calzini se non ci trovassi qualcosa che ha a che fare con l'amore. La logica seguita dai calzini, è anche quella delle relazioni. La vita ci mischia e ci confonde, così ci ritroviamo accoppiati a persone che per qualche aspetto sono simili a noi, e sembra ci somiglino, quando invece poi, con il passare del tempo, simili a noi non si rivelano affatto, e allora sentiamo la nostalgia di quel calzino perfetto che ci rispecchia, e si accoppia a noi che è un piacere, e che abbiamo perso in qualche momento della nostra vita, o non abbiamo mai conosciuto. Come ci ricorda Platone nel "Simposio", all'origine dei tempi gli esseri umani non erano suddivisi per genere, ma erano degli ermafroditi, ciascuno con quattro braccia, quattro gambe e due teste (con due organi genitali diversi o uguali, aggiungo). Quando gli ermafroditi, in sé completi, cominciarono a divenire insolenti nei confronti degli dei, Zeus decise di punirli, e con un fulmine li separò in due parti, creando da ogni essere primordiale, un uomo e una donna (o due uomini e due donne, aggiungo). Come conseguenza, nella vita, ogni essere umano cerca di ritrovare la propria iniziale completezza cercando la propria metà perduta. 


Quando abbiamo la fortuna di incontrare quella persona che abbiamo perso nella lavatrice della nostra nascita, e di riconoscerla, all'improvviso ci sentiamo completi, senza alcun bisogno d'altro. La nostra religione diventa l'amore, e il sesso diviene quel momento mirabile in cui l'essere ermafrodito si ricompone, per poi sciogliersi nuovamente, ma mai definitivamente, in un abbraccio.


Non adoro Gabbani, ma quest'anno, a Sanremo, ha portato un pezzo che trovo molto poetico, in quanto leggero e profondo allo stesso tempo. Il suo "viceversa" in fondo rappresenta lo stupore del riconoscimento, la concretizzazione dell'empatia che è necessaria in ogni storia d'amore, la consapevolezza della necessità dell'amore di trovare le risposte alle domande della vita nell'amore. L'amore, in sé, si basta, perché trascende le differenze e le imperfezioni, e raggiunge l'unità.







Avete visto di che colore sono i calzini di Gabbani?