martedì 21 giugno 2011

Rilke e la solitudine

Rainer Maria parla, e io vorrei prendere nota di tutto.

Tra cenere e terra: "Grazie, grazie davvero per i minuti che mi sta dedicando"

Rilke: "Minuti? Noi stiamo trascorrendo insieme mesi, che dico, anni. E' la mia vita che le sto regalando..."

Le sue parole mi colpiscono. E mi inorgogliscono. Vorrei che tutti sapessero cosa ha scritto quest'uomo. Se sono qui adesso, lo devo a quel particolare tipo di rapporto che lega il lettore all'autore dei suoi libri. Un intimo dialogo. Fatto di domande e risposte. Pagina dopo pagina, incontro dopo incontro. Non c'è spazio o tempo da violare. Viviamo un'unica grande esistenza, vita densa di passato e presente, bramosa di futuro.

Tra cenere e terra: "Perchè abbiamo paura della solitudine?"

Mi guarda fisso negli occhi, come se riuscisse a scorgervi qualcosa. Poi risponde.

Rilke: "[...] nelle cose più profonde e importanti, noi siamo indicibilmente soli. [...] Voi avete avuto molte e grandi tristezze che se ne sono andate. E dite che anche quel loro andarsene fu per voi difficile e irritante. Ma vi prego, riflettete se quelle grandi tristezze non siano piuttosto passate attraverso di voi. Se molto in voi non si sia trasformato, se in qualche parte, in qualche punto del vostro essere non vi siate mutato, mentre eravate triste. Pericolose e maligne sono quelle tristezze soltanto, che si portano tra la gente, per soverchiarle col rumore; come malattie, che vengano trattate superficialmente e in maniera sconsiderata, fanno solo un passo indietro e dopo una breve pausa erompono tanto più paurosamente; e si raccolgono nell’intimo e sono vita, sono vita non vissuta, avvilita, perduta, di cui si può morire. Se ci fosse dato di veder più oltre di quel che non giunga il nostro sapere, e un poco più in là dei bastioni del nostro presentimento, forse allora sopporteremmo noi le nostre tristezze con maggior fiducia che non le nostre gioie. Perché sono esse i momenti in cui qualcosa di nuovo è entrato in noi, qualcosa di sconosciuto"

Tra cenere è terra: "Di cosa parlate esattamente?"

Rilke: "Io credo che quasi tutte le nostre tristezze siano momenti di tensione, che noi sentiamo come paralisi, perché non udiamo più vivere i nostri sentimenti sorpresi. Perché noi siamo soli con la cosa straniera che è entrata in noi; perché quanto ci era confidente e abituale per un momento ci è tolto; perché noi siamo in un passaggio dove non possiamo fermarci. Perciò anche poi passa la tristezza: il nuovo in noi, il sopravvenuto, è entrato nel nostro cuore, è penetrato nella sua camera più interna e anche là non è più, è già nel sangue. E noi non capiamo cosa sia stato. Ci si potrebbe facilmente persuadere che nulla sia accaduto, e pure noi ci siamo trasformati, come si trasforma una casa, in cui sia entrato un ospite. Noi non possiamo dire chi sia entrato, forse non lo sapremo mai, ma molti indizi suggeriscono che il futuro entra in noi in questa maniera per trasformarsi in noi, molto prima che accada. E perciò è tanto importante essere soli e attenti, quando si è tristi: perché il momento, vuoto in apparenza e fisso, in cui il futuro entra in noi, è tanto più vicino alla vita, di quell’altro sonoro e casuale istante in cui esso, come dal di fuori, ci accade. E questo è necessario. [...] Si imparerà a poco a poco a riconoscere che quello che noi chiamiamo destino esce dagli uomini, non entra in essi dal di fuori.
 
Tra cenere è terra: "Mi scusi, lo so che potrà sembrarle banale, ma non sarebbe meglio vivere senza dolore?"

Rilke: "non dovete caro signor Tra cenere e terra, sgomentarvi se una tristezza si leva davanti a voi, grande come ancora non ne avete viste; se un’inquietudine, come luce e ombra di nuvole, scorre sulle vostre mani e su quanto voi fate. Dovete pensare che qualcosa sta accadendo in voi, che la Vita non vi ha dimenticato, che vi tiene nella sua mano; non vi lascerà cadere. Perché volete voi escludere alcuna inquietudine, alcuna sofferenza, alcuna amarezza dalla vostra vita, poiché non sapete ancora che cosa tali stati stiano facendo nascere in voi? Perche mi volete voi perseguitare con la domanda di dove possa venire tutto questo e dove voglia finire? Quando in verità sapete che siete in un passaggio e nulla avete tanto desiderato quanto trasformarvi. Se qualcosa dei vostri processi ha l’aspetto d’una malattia, riflettete che la malattia è il mezzo con cui l’organismo si libera dell’estraneo: allora bisogna solo aiutarlo a essere malato, con tutta la sua malattia che scoppia, poiché questo è il suo progresso. In voi, caro signor Tra cenere e Terra, accadono ora tante cose: dovete essere paziente come un malato e guardingo come un convalescente, perché voi siete l’uno e l’altro. E più ancora: voi siete anche il medico, che deve vigilare su sé stesso. Ma in ogni malattia ci sono molti giorni in cui il medico non può fare altro che attendere. E questo è quello che voi, in quanto siete voi il vostro medico, ora anzitutto dovete fare. Non vi osservate troppo. Non ricavate conclusioni troppo rapide da quello che vi accade: lasciate che semplicemente vi accada".

Conosce il mio nome. Ma come è possibile? Non mi sono presentato!

Ma in fondo, che importanza può avere un nome? 

Svelandosi, mi ha rivelato.

Rilke: "E se vi debbo dire ancora una cosa è questa: non crediate che colui che tenta di confortarvi, viva senza fatica in mezzo alle parole semplici e calme, che qualche volta vi fanno bene. La sua vita reca molta fatica e tristezza e resta lontana ancora da quella meta. Ma se fosse altrimenti egli non avrebbe potuto trovare quelle parole".



PS: le parole di Rilke, in corsivo, sono tratte da "Lettere a un giovane poeta".

9 commenti:

  1. ...allora...rispondo all'ultimo scritto di Rilke.

    ...Caro Rilke...credo che hai ragione, solo dopo aver compreso la solitudine si può esercitare l'amicizia, solo dopo aver sofferto si può capire la sofferenza, solo dopo aver lottato si può capire la lotta...e molte volte per paura di soffrire si abbandona il campo...o per paura di non essere all'altezza...o per paura di essere sconfitto....la mente umana è inspiegabile ...un piccolo "soffio" ... una piccola cosa può cambiare tutto....leggevo tempo fa un libro di uno psicologo o psichiatra, non ricordo cos'era e la paziente solo dopo aver compreso che il suo "dottore"...ascoltava nel vero senso della parola la sua vita ....proprio allora ha cominciato a dire la verità e a affrontare la terapia ed è guarita.
    ...be' mi fermo...sennò scrivo un libro.:)
    ciaooo Vania

    ...credo che il nome sia importante...non mi piacciano molto le persone che si "vestono" con un altro nome.
    ...non voglio fare nessun riferimento a Te...ma mi piace di più quando ogni persona si presenta con il suo nome di "battesimo".
    ciao Vania

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  2. ...volevo solo augurarti buon week end poeta...sono fuori, mi dispiace di non poter leggere il tuo post lo farò presto...

    un abbraccio a te...

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  3. Vania: oh mia cara amica...un nome è importante, certo che lo è. Ma per come la vedo io rappresenta il tutto, non una parte. E qui c'è soltanto una parte di me (anche se non ti riferisci a me, ti dico come la penso).

    Angeloblu: è stato un buon week end grazie. E sorrido quando mi dai del poeta... perché hai capito che sento di esserlo: ogni poesia che pubblico in questo blog finisce di essere degli autori, e diventa un po' mia...

    Ti aspetto.

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  4. Rilke lo conosco poco...forse mi sbaglio ma la sua unica poesia l'ho letta nel diario di Etty Hillesum, era il suo autore preferito se non ricordo male, ed era molto bella..queste parole sono anche meglio...
    grazie per essere passata da me! ^^

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  5. sono malata e vivo la mia malattia da anni...
    non la vivo come compagna ma non più come nemica!
    è divino quando le parole trovano le vie per raccontare ciò che l'anima vive!
    Rilke...avrà sofferto..tanto...

    un sorriso.

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  6. "Perché noi siamo soli con la cosa straniera che è entrata in noi"...Rilke ha ragione, anch'io mi sento sola con una straniera fobia impossessatasi di me alla giovane età di 25 anni...e il problema è questo: la solitudine e l'impossibilità di svelare i segreti nascosti nel nostro nuovo io...combattere quando si è soli è difficile...ma si può...rischiando a volte di farsi male, ma si può!

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  7. Straw: a volte la lettera è più intensa della poesia...già

    Anonimo: sono preziose le tue parole. Hanno trovato la via per raccontare ciò che l'anima, la tua anima, vive. Sono parole di poesia, e di grazia.

    Daniela: si può Daniela, si può. La cosa straniera viene da dentro in realtà. Basta guardarla in faccia, e reggerne lo sguardo. Ma non è facile.

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  8. "Minuti? Noi stiamo trascorrendo insieme mesi, che dico, anni. E' la mia vita che le sto regalando..."

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