Cerca nel blog

sabato 1 settembre 2012

Le poesie perdute



Ho perso le poesie. Ce le avevo in tasca e adesso non ci sono più. Sul tavolo tutto ciò che ho, qualche moneta, un accendino, le chiavi della macchina. Ma quei fogli ripiegati, quei fogli ripiegati semplicemente non ci sono più.


Le ho perse le poesie, per strada.


Le ho perse le poesie, sotto i raggi del fuoco di Spagna, e la notte pure, la notte senza stelle cadenti, sulla spiaggia, con le mani avvolte sul telo e sulla pelle.


Disperato le ho perse le poesie, sul volto di Kristina, per le labbra rosa di Rachel. 


Le ho perse le poesie, e significavano tutto. Le ho sognate di notte, e per un attimo le ho ritrovate tra le braccia, nelle perle, al ritmo delle danze di Pilar.


Cosa ho perso con loro io non so dire. 


Ma in questa stanza, adesso, se mi guardo intorno, tra gli oggetti, le valigie disfatte e le foto, gli odori che impregnano i vestiti. Nelle orecchie ancora la musica dei mie viaggi, ho ritrovato, senza nemmeno aver cercato, potete credermi, la realtà.


E se i vostri occhi che leggono di poesie perdute, se i vostri occhi che adesso sono stati i miei sono occhi grigi, allora uscite via di qui, di corsa, e affrettatevi a vivere. La vita vera è a colori.


Mettiamo su un po' di musica piena di parole. Che sia per voi una buona notte questa, senza più incubi né preghiere.



martedì 7 agosto 2012

Estratti astratti d’estate



[…] Volgare ripetizione questa vita di quell’altra. Eppure nella fantasia non avevo ancora gli anni di adesso. Ero più giovane, quasi un bambino, e mi sembrava di poter vivere con tutti i sensi. Qui invece, da questa parte, al di qua dei sogni, se guardo non ascolto, se annuso non gusto, e se tocco, be’, se tocco a volte non sento […].

 

[…] Proposito per il nuovo anno. Quello che comincia domani. Immagazzinare quanta più vita possibile, farne conserva. E poi scrostare, allo sguardo attento della suggestione, l’emozione. Veder crescere i pensieri nuovi e trasferirli nella fantasia, su carta, e scrivere quindi, e poi deglutire. Ecco, così […].

 

[…] Questa estate è raffinata, bada alla bellezza. Corre veloce come la ninfa inseguita dal Giove di turno, un po’ schiavo e un po’ padrone. Guardo la gente intorno. È tutta colorata in faccia fin sulle chiappe, come per sfuggire al pallore della morte. E c’è qualcosa, quando finalmente mi vedo, che mi fa stare bene. Sono in mezzo alla gente che vive, bello tra belli. Vivo appunto, dialogo. Ma non con me stesso. Viaggio, pure, ma non dall’interno, verso fuori invece, come dev’essere […].

 

[…] Esploro le strade nuove del Raval e cerco quanti più amici ci sono. Bevo un’aranciata ma non è vero, è roba alcolica. Fluttuo dunque, tra le onde degli incontri, i sapori e i colori, su tutti i dialetti del mondo […].







E mentre scrivo, l’ora per voi, proprio in questo momento, mi sento fremere e io lo so perché. C’è qualcosa che mi vuole squarciare, spinge dal profondo.



 



È tutto il mare che mi porto dentro.




 

sabato 28 luglio 2012

Alcolico



E dico a te, che crei e ovunque distruggi.






Sfidando le leggi della fisica.





Il mio silenzio è un fiume d'argento.








mercoledì 18 luglio 2012

Nostra città di Babele




- Bruegel -



[...] A Babele ogni progetto fallisce,
perchè le voci non diventano parole e i
suoni si disperdono nel pensiero autoreferenziale
di chi instancabilmente sogna da solo.
A Babele il domani non sorge,
perchè l'altro non esiste.
Babele c'è, è città opulenta che investe
lì dove la scelta di campo è isolarsi,
difendersi, manipolare, usare.
Babele ha cittadini illustri che insegnano
l'arte del travestimento; è patria di chi
strumentalizza l'altro senza mai volerlo incontrare,
di chi in un click pretende di salvare
o distruggere, gratificare o annientare.

Babele non è solo la città della grande
sfida lanciata dall'uomo a Dio;
Babele continua a essere lo spazio
dell'uomo contro se stesso, spazio del silenzio
imposto alla parola, spazio del non ascolto.
A Babele la parola non è incontro, 
non crea, non "mi fa". 
A Babele la parola non è mai un evento,
non è incontro di "Tu" che si donano
reciprocamente vita, volto, identità.
Babele è il solo oggi che, con me,
nasce e muore, che non si dà, non
è capace di perdersi nell'altro, 
per scoprirsi nuovo.
A Babele vivono migliaia di parole che
continuano a non accadere, a non fare
breccia, a non diventare vita [...] 
Babele non esiste fuori di noi,
non è il rischio di un modo nuovo
di fare comunicazione.

Babele vive in noi e dà se stessa
in ogni parola sprecata, in ogni
opinione resa verità, in ogni confronto negato,
in ogni progetto chiuso alla collaborazione,
in ogni ascolto rinviato, in ogni uso
e abuso di parola e silenzio.

A Babele la parola tace,
ma dove l'ascolto placa Babele,
il silenzio parla e la parola accade,
come evento nuovo che
ha il sapore della vita!

- Mariangela Tassielli-

venerdì 13 luglio 2012

Timbuctù


L'ora della poesia partecipa all'iniziativa "Tutti insieme per Timbuctù" delle blogger Antonella e Audrey. 







" Jhon Ruskin, studioso del restauro e fondatore di quella che Camillo Boito definì "corrente ruinista" era convinto che i monumenti e le opere d'arte fossero un patrimonio collettivo appartenente a tutta l'umanità, intesa come coloro che sono, coloro che furono e coloro che verranno e che quindi, come tali, andassero conservati e preservati nella loro interezza e mai, per nessuna ragione, distrutti "





Ps: per chi di voi non fosse a conoscenza del problema riporto uno dei tanti articoli che trovate nel web: 






La conoscenza è libertà, e l'indignazione può essere alla base di ogni grande cambiamento. 




Il rispetto della diversità. Il rispetto della diversità è la poesia del quotidiano.... 







Sapete, nel mio giorno perfetto è accaduta una cosa meravigliosa. 



L'uomo ha abbracciato l'uomo. E gli ha chiesto perdono.





mercoledì 4 luglio 2012

L'amore intimo




Ho scritto alla stazione, sul mio taccuino, parole che non dovrebbero mai apparire. Ma essere.




Bisogna sorridere, ogni volta, perfino come quando ti strappano un pezzo di cuore a mani nude, mentre di fronte, con gli occhi sgranati e felici, guardi i suoi occhi con la stessa meraviglia di sempre. Quel pezzo di cuore, strappato, buttato lì, in un angolo della strada, è ancora palpitante. Prima o poi qualcuno di passaggio lo raccoglierà da terra, e se lo pianterà nel petto. Il cuore, strappato e torturato, servirà a donare nuova vita. E allora non temere di averlo perso per strada. Piuttosto, perfino come quando ti manca il cuore, cammina.






Ma come fai, uomo, a soffrire stasera? Non ha senso.



Raccogli dentro di te tutto ciò che è vita allora. Lascia respirare l'anima, e raccogli, nella cavità del petto, l'amore intimo. 




E' come un convincimento di poter essere felici, nella consapevolezza, muta, di aver imparato e di aver aiutato. 




Non prendertela con chi non ti ama, sei a casa adesso. Guarda attorno tutti i piccoli oggetti che definiscono lo spazio in cui si muove il tuo corpo. Lascia che si impregnino di te. Guarda il pavimento,  le quattro assi di legno. Reggeranno il tuo peso, come sempre. Sono resistenti sai?



Solleva lo sguardo poi, verso le pareti. Ti proteggono.



Ascolta il silenzio, le dita che sbattono sulla tastiera. Sei solo e non è vero. Hai mille forme di vita attorno. C'è pure un bicchiere, amaro, liquido contenuto e coccolato, accanto. Le forme inanimate possono darti qualcosa. L'euforia se la vuoi. E un mazzo di chiavi, che se cerchi in mezzo la trovi quella blu, la chiave che ti apre le porte del cielo.



E poi c'è il collo, si stira di lato, sorregge la testa così pesante di pensieri, di parole che finiscono nello spazio bianco, senza catenella, del web.



E' un miracolo che tu possa ancora esserci. E fuori brulica la vita. 


Vivi, così. Respira piano.


Sei quasi pronto. 


Ecco, adesso puoi lasciarti  andare, c'è un treno che passa. Proprio sotto casa tua.





giovedì 21 giugno 2012

Il silenzio e le parole



[...] Oggi pomeriggio ho guardato alcune stampe giapponesi con Glassner. Mi sono resa conto che è così che voglio scrivere: con altrettanto spazio intorno a poche parole. Troppe parole mi danno fastidio. Vorrei scrivere parole che siano inserite organicamente in un gran silenzio, e non parole che esistono solo per coprirlo e disperderlo: dovrebbero accentuarlo, piuttosto […] 



Etty parla, seguo le sue labbra, si muovono veloci come i pensieri. 

Poi guardo le stampe...








[...] poche, tenere pennellate– ma che resa dei minimi dettagli- e il grande spazio tutt’intorno, non un vuoto, ma uno spazio che si potrebbe definire ricco d’anima. Io detesto gli accumuli di parole. In fondo, ce ne vogliono così poche per dir quelle quattro cose che veramente contano nella vita. Se mai scriverò - e chissà poi che cosa?- mi piacerebbe dipinger poche parole su uno sfondo muto […] La cosa più importante sarà stabilire il giusto rapporto tra parole e silenzio- il silenzio in cui succedono più cose che in tutte le parole affastellate insieme. [...] le parole dovranno servire soltanto a dare al silenzio la sua forma e i suoi contorni [...]” 


Le parole pesano come un macigno, a volte, e a volte non le sostengo. Ce l'ho nel petto come un groviglio, denso. Ma sono tante, e non le vomito ancora... 



Sono l'effetto collaterale di una chemioterapia. 



E allora bisogna che significhino il silenzio.



[..] Le stampe giapponesi mi hanno hanno fatto capire a che cosa io aspiri, e mi piacerebbe camminare una volta attraverso paesaggi giapponesi, per capirlo ancora meglio. Del resto credo che un viaggio in Oriente lo farò, in futuro - per trovare in quei luoghi, vissute ogni giorno, quelle cose in cui qui ci si sente soli, in dissonanza [...]



Ci si sente soli qui, in dissonanza. E' vero.



Mi chiedo se tornerò mai più com'ero. Non credo. La vita cambia. E ti cambia con sé.



Ma una cosa la so. Sarò migliore di adesso.







Nota:  oggi è il primo giorno d'estate, e qui in Sicilia fa caldo, caldo per davvero. Il sole, sofferente, piange, e le lacrime infiammano ogni cosa. Cade a pezzi il sole. E i pezzi, in acqua, sono stelle marine. Ma oggi, il 21 giugno, è anche la giornata nazionale dei tumori del sangue. L'AIL (Associazione Italiana contro le leucemie-linfomi e mielomi) è fatta di gente che sa regalare un sorriso e una speranza. Vi lascio un link. 

http://www.ail.it/




[...] Sembra quasi un paradosso: se si esclude la morte non si ha mai una vita completa; e se la si accetta nella propria, si amplia e si arricchisce quest'ultima [...]






PS: la stampa è presa dal web. Le parole, in corsivo, sono di Etty Hillesum, Diario 1941-1943.   E' la donna che mi ha insegnato a pregare, come l'anima, affine, di chi mi sta vicino.