domenica 27 febbraio 2011

La neve

Oggi è sabato e sono felice di essere  a casa. E' un sabato gelido, uno di quei sabati che, se la gente potesse, se ne starebbe a casa volentieri. La neve da queste parti è uno spettacolo raro. Quando scende giù, lo fa timidamente. Non sa dove posarsi. Incerta. Così alla fine si scioglie. E se ne va com'è venuta, senza destare sospetti negli adulti, senza trascinarsi dietro i desideri dei bambini. 


"Il tempo è come un fiocco di neve, scompare mentre cerchiamo di decidere cosa farne" (R. Battaglia)


Mi sembra che l'inverno, ogni anno, ci catapulti all'indietro nel tempo, come in uno stato embrionario. Non sarà, in fondo, un atto di generosità nei nostri confronti ? 


Ma si, mi piace pensarla così. Vuole darci la possibilità di rinascere a ogni primavera. 


"[...] E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera [...]."

(K. Gibran) 



E con Gibran se ne va il primo giorno di questo blog, mentre un altro ne arriva. 

E' l'una e ventidue di domenica 27 febbraio 2011. A voi un buongiorno, e una buonanotte.

10 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  3. Yuko Akita aveva due passioni. L’haiku. E la neve. La neve è una poesia. Una poesia che cade dalle nuvole in fiocchi bianchi e leggeri. Questa poesia arriva dalle labbra del cielo, dalla mano di Dio. Ha un nome. Un nome di un candore smagliante. Neve.......

    Padre”, disse il mattino del suo compleanno, in riva al fiume argentato, “voglio diventare poeta”. “La poesia non è un mestiere. È un passatempo. Le poesie sono acqua che scorre. Come questo fiume”. “È esattamente quello che voglio fare. Imparare a guardare il tempo che scorre”.
    “Cos’è la poesia?” domandò il monaco. “È un mistero ineffabile”, rispose Yuko. Un mattino, il rumore della brocca dell’acqua che si spacca fa germogliare nella testa una goccia di poesia, risveglia l’animo e gli ocnferisce la sua bellezza. È il momento di dire l’indicibile. È il momento di viaggiare senza muoversi. È il momento di diventare poeti. Non abbellire niente. Non parlare. Guardare e scrivere. Con poche parole. Diciassette parole. Un haiku. Un mattino, ci si sveglia. È il momento di ritirasi dal mondo, per meglio sbalordirsene. Un mattino, si prende il tempo per guardarsi vivere.
    “È lui il maestro del colore?” domandò Yuko. “Sì, è Soseki, il grande pittore Soseki”. “Ma è… i suoi occhi…” “Sì”, disse Horoshi. “Il mio padrone è cieco”.
    Era una funambola, e la sua vita seguiva una sola linea. Retta.
    Il difficile, per il poeta, è rimanere costantemente su quel filo che è la scrittura, vivere ogni ora della vita all’altezza del proprio sogno, non scendere mai, neppure per qualche istante, dalla corda dell’immaginazione.
    E si amarono l’un l’altro sospesi su un filo di neve.


    un sorriso....
    da un luogo in cui non posso che sognarla la neve...
    ma i sogni, per chi sa viverli, sono più consistenti della realtà....alle volte...

    RispondiElimina
  4. Anonimo: hai letto il mio post del 20 aprile? Belle le parole tue, i sogni per noi hanno una consistenza specifica...a volte sono la realtà, ed è qui che suonano i campanelli d'allarme...

    RispondiElimina
  5. La neve, l'inverno, è un'occasione per rinascere. Sono d'accordo.

    RispondiElimina
  6. Adoro questo post :) mi sembra il riflesso di qualcosa di molto familiare, un pò iridescente come la neve!

    06 Febbraio di molti anni fà :

    stanotte il vento si esibì...
    corse in circolo instancabile fuori le mura della mia casa; sembrava parlasse quando s'infiltrò e con tocco invisibile ed ovattato scompigliò i fogli sulla scrivania...alitò la sua carezza sugli oggetti e fece danzare le tende finchè sembrarono donne sventate urlanti il loro invito.
    poi d'improvviso cambiò voce!
    scosse le imposte come pertiche irriverenti contro gli ulivi nel fitto mese di Novembre e.....come se fossi stata la più piccola formica tra i rami stetti immobile e muta nella lunga notte invernale..
    lì sotto un tetto di foglia ....sento i cocci di grandine sono come dita forti che picchettano una capanna di tamburo...
    vivo d'improvviso dentro un guscio vuoto...sono un'ameba e la conchiglia ricurva che danza sorda nei flutti oceanici è ciò che mi culla nella tempesta.
    Poi silenzio.......................
    A distanza doveva udirsi come fosse stata una sinfonia inedita di Beethoven, ma da qui è rimasta una gara tra voci soliste;
    assopiti i sensi eccitati da tanto "spettacolo" al loro schiudersi una luce bianca iridescente mi introdusse al giorno, fu così che scese la neve sul mio paese appena collinare.

    Gizeta

    RispondiElimina
  7. Gizeta: bellissime parole, sei riuscita a diventare natura...devi amare parecchio la vita.

    RispondiElimina
  8. Amo la vita come chi non l'ha mai vissuta....mi trema riflessa come un sole dentro la lacrima che non riesce a scivolare e se ne sta tra ciglia e occhio l'orizzonte a contemplare.

    gz

    P.S. Grazie

    RispondiElimina
  9. Gizeta: hai ragione, tremiamo per le infinite possibilità dell'esistenza... C'è così tanta vita fuori che non abbracciarla tutta è un vero spreco...

    RispondiElimina
  10. Ne hai descritto il discreto divenire...quando scende, lo fà con discrezione...e poi, quando smette è silenzio che si veste solo dei pensieri muti che accompagnano le Anime...è incanto gioirne nel poco tempo in cui si dona a noi...Neve...
    ricordo la nevicata dello scorso anno da me...solo una sera...meravigliosa...
    serene ore..
    dandelìon

    RispondiElimina