Perchè creare un blog sulla poesia? Nessuno la legge. Mi sono detto. Poi mi sono accorto che più lo masticavo questo pensiero, e più lo digerivo. E, adesso che l'ho eliminato, mi sento finalmente pronto. Per una risposta. Scrivere di poesia è riconoscere il mondo sommerso che dà linfa all'altro mondo, quello che abitiamo. Questo blog vuole dare spazio alle parole. A quelle che diffondono e attraversano lo spazio come note. A quelle ancora nascoste.
Tra la cenere e la terra.
Mi rendo conto che la filosofia toglie sempre qualcosa all'amore. Le parole della filosofia imbavagliano l'amore, lo rendono muto, giacché il senso profondo dell'amore è sempre e comunque l'espressione dell'amore.
Però io ci trovo tanta poesia in questa filosofia che si interroga, e che ascolta le parole dell'amore a bocca aperta. Come farebbe un ragazzino innamorato, quando ascolta le parole della sua amata, o forse, più profondamente, i misteri del suo cuore.
Diotima: ...Amore è scarno, aspro, scalzo, Amore non ha casa alcuna, dorme per terra, davanti alle porte, al bordo delle strade, ma, dato che Ingegno è padre di Amore, è anche pieno di coraggio, sempre all'erta, ed è un meraviglioso cacciatore, e c'è di più, è sempre bramoso di pensieri, amore è sempre filosofo...
Socrate: Ma dimmi Diotima, perché dici che l'amore è filosofo?
Diotima: Perché la saggezza è la cosa più grande e più bella, e l'amore non può per sua natura amare altro che il bello...
Amore, bellezza, giustizia, filosofia, poesia. Ci sono tanti pezzetti di verità nel dialogo tra Diotima e Socrate che possiamo ritrovare nel Simposio di Platone. Non riporterò qui ogni singola parola.
Ma in ogni singola parola di questo dialogo, ognuno di noi può trovarci la poesia che cerca.
Credo di aver visto questo video cento volte. Ma ogni volta, è come se fosse la prima.
Quasimodo, Frollo e Febo. Ciascuno ama Esmeralda come sa. Come può. Quasimodo la ama perché sa che non l'avrà mai. La ama perché è brutto, e la bellezza è un dono che a lui non è dato di ricevere. Si strugge. Ama silenziosamente, e intensamente. Ma c'è molta rabbia nel suo amore. Se non ce l'ha lui, nessuno deve averla la bellezza.
C'è qualcuno che le scaglierà la prima pietra
Sia cancellato dalla faccia della terra
Frollo è il personaggio più tragico. Lui ha votato la vita a Dio. Scopre che c'è una bellezza che lo rende umano. Vuole averla. Ma non può averla. E' disposto perfino a diventare un criminale, ma non serve. La bellezza non si lascia catturare dall'arroganza, e nemmeno dal potere.
E' il demonio che si è incarnato in lei
Per strapparmi gli occhi via da Dio, lei
Che ha messo la passione e il desiderio in me
La carne sa che paradiso è lei
C'è in me il dolore di un amore che fa male
E non m'importa se divento un criminale
Febo è bello. Quella bellezza è per lui. Lui che sta per sposare Fiordaliso, non può fare a meno di spingere gli occhi fino al corpo di Esmeralda.
Amore, adesso non
vietarmi di tradire Di fare
il passo a pochi passi dall'altare Chi È l'uomo
vivo che potrebbe rinunciare Sotto il
castigo, poi, di tramutarsi in sale? O
Fiordaliso, vedi, non c'è fede in me Vedrò sul
corpo di Esmeralda se ce n'è
Ciascuno la ama a modo suo. Tutti e tre, con desiderio. Si, con desiderio. Tutti e tre, con desiderio.
Non c'è uomo che non venga stregato
dalla bellezza di una donna...
Adesso io non lo so se la bellezza sia del paradiso o degli inferi. So che la bellezza può passare attraverso le note di una canzone, i movimenti di una danza, il corpo meraviglioso di una donna. Ma so anche bene che non può essere trascritta, nemmeno utilizzando le parole dell'amore.
La bellezza è un ideale,
sfugge ogni volta
che cerchiamo di acchiapparla
Esmeralda incarna la bellezza. Lei non può amare ed essere amata. Lei non è di nessuno. Per questo la bellezza è sempre triste... Può Esmeralda, ciò che essa incarna, salvare la vita di un uomo? Può la bellezza salvare il mondo? Victor Hugo si è certamente posto questa domanda, ma non ha creduto abbastanza nella risposta. Se avete un po' di tempo, circa un'ora, vi consiglio di ascoltare le parole di Marco Guzzi. Sono parole che sgorgano dalla fonte pura della verità, attraverso le quali rispondo a una cara amica che me lo ha presentato, un'amica che forse per paura non ha voluto confondermi con la realtà, ma che a suo modo è riuscita a essere "relazionale", quando mi ha chiesto e ha chiesto a tutti voi quale sia il compito dei poeti oggi. Per questa domanda, le sono umanamente grato.
Chi cerca la libertà oggi? Chi si cerca nella libertà? Cosa si cerca nella libertà? Vasco non lo sa, e, voglio dire, non è che si abbiano molte risposte sensate da dare in questi casi. Quindi non posso avercela con lui. Quantomeno, a forza di cercare, lui ha scoperto che in fondo un senso questa vita non ce l'ha.
Finché eravamo giovani
era tutta un'altra cosa
Chissà perché? Chissà perché!
Forse eravamo "stupidi"
però adesso siamo "cosa"...
che cosa, che?
Finché eravamo giovani dunque. Finché eravamo giovani, eravamo liberi. Come suona bene! Liberi. Dici che è così? Giovani e liberi? Poi si cresce e la libertà perde di senso, cioè si perde e basta?
Ma come è brutta questa vita, una vita in cui si combatte per la libertà soltanto da giovani, mentre da grandi ci si accontenta di un senso, che poi si scopre essere un "non senso".
Oggi mi metto in tasca queste note assieme alle parole, e continuo a camminare. Guardo il cielo, quel cielo che appena ieri mi sembrava immenso, oggi mi sembra carta colorata messa lassù da qualcuno per rendere più accogliente questo mondo. Non c'è la libertà lassù. Non c'è qui.
E allora cos'è? Cos'è la libertà? Una rincorsa perenne? Un salto verso l'alto? Un tentativo di aggrapparsi a questa vita perché non perda di senso?
Il mio parlare è oscuro perfino a me stesso, e c'è poca poesia nelle mie parole, o almeno così penso, mentre cammino e non sono ancora arrivato a casa mia, e non ho ancora cominciato a scrivere.
Poi finalmente mi metto qui, comodo. E scrivere mi riesce facile. Sono dentro al mio blog, e mi accorgo che sebbene la vita un senso non ce l'abbia, questo post un senso ce l'ha, eccome. Mi spiego meglio, quando mi metto a scrivere, succede che la mia vita acquisti di senso. Si, è proprio questo che avviene. E mi rendo conto che non sono poi così diverso dalle mie parole.
Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà...
Domani arriverà lo stesso
Da giovani ci sentiamo liberi perché viviamo con l'illusione di poter fare a meno di tutto, e, in questo senso, è piuttosto naturale andare alla ricerca di una libertà fatta di respiro e autosufficienza. Ma è da grandi che ci sentiamo veramente liberi, ed è per questo che da grandi il concetto di libertà perde di senso. Più cresciamo, più ci rendiamo conto che la libertà non somiglia alla solitudine di un gabbiano che vola, bensì alla possibilità di sentirsi stormo.
La libertà non è una fuga dal mondo, la libertà è presenza. La libertà è un legame. La libertà, è la libertà di amare. Di accettare una comunione che avviene prima dentro di noi, e soltanto dopo in Chiesa o tra le solide mura di un Municipio.
E se non lo troviamo oggi questo senso, non dobbiamo disperare. Domani arriverà. Arriverà lo stesso.
Ps: raccolgo alcune interessanti segnalazioni.
Federica Dardi - comunicazione degli ebook di Feltrinelli Editore - Zoom poesia, mi ha inviato copia gratuita
di due ebook.
• "Il durante eterno delle cose" di Davide Sapienza http://bit.ly/il-durante-eterno
• "Nient’altro che parole" di Annalisa Teodorani http://bit.ly/nientaltro
Sia le parole di Davide Sapienza che i versi in dialetto di Annalisa Teodorani meritano la nostra attenzione. Questo blog sostiene le buone iniziative editoriali, e allora spero che questa segnalazione vi sia gradita.
Roberto Chiodo ci segnala la pubblicazione del bando della diciassettesima edizione del Concorso nazionale di poesia e narrativa “Guido Gozzano”.
Può essere scaricato dal blog https://concorsoguidogozzano.files.wordpress.com/2016/03/bando-concorso-guido-gozzano-2016.pdf . Le adesioni dovranno pervenire entro il 07/07/2016.
Federica Pannocchia, presidente dell’Associazione di volontariato "Un ponte per Anne Frank" con sede a Rosignano Solvay, Livorno, ci segnala la lodevole iniziativa “Buon compleanno Anne! " che incoraggia a partecipare artisti, con poesie, disegni,canzoni, musica, fotografie, scritti… per non dimenticare. Sotto, i riferimenti:
www.unponteperannefrank.org
unponteperannefrank@yahoo.it
http://www.facebook.com/unponteperannefrank
Denise Peduzzi ci segnala il Premio Letterario Nazionale Antonio Fogazzaro. Il Bando si può scaricare dai siti: www.associazioneversante.it
Mi prende la nostalgia oggi. Forte e intensa. Come della vita che c'è già stata.
Cosa c'era allora in fondo alla mia anima?
C'erano cieli immensi e immensi amore? Forse sì. E il coraggio di vivere? Quello ancora non c'era.
Oggi avevo voglia di scrivere, ma è strano. Adesso che mi trovo qui, è come se mi sentissi fuori tempo e fuori luogo.
Io temo tanto la parola degli uomini.
Dicono tutto sempre così chiaro:
questo si chiama cane e quello casa,
e qui è l’inizio e là è la fine.
A me piace sentire le cose cantare.
(Rainer Maria Rilke)
Leggo questa poesia in un altro blog. Mi rimane nel cuore, non se ne va più. Temo le parole. In fondo, probabilmente, oggi fatico a comprenderle. Che fine hanno fatto i poeti dici tu?
Sono qui, in silenzio, e riflettono.
E me ne vado in giro per il mondo a sentire le cose cantare. E nella vita reale, fare, legare, conoscere e accudire. Amare. Ormai credo solamente in tutto ciò che è reale.
Soltanto una cosa non è cambiata. Quei cieli, rimangono immensi. Ps: tanti auguri al mio blog. E sono cinque.
Quando nei singoli, infiniti momenti di attesa di qualcosa che accada nella mia vita, di qualcosa che scuota il corpo e assieme i miei nervi segnati e sognanti di scrittore, come quando me ne sto in silenzio e il mondo attorno a me sparisce, una doppia dimensione senza tridimensionalità, e le cose, gli avvenimenti, le persone pure, scivolano giù via ben oltre i bordi di questa terra piatta e, così facendo, spariscono alla vista, quando insomma, e come quando sono solo, veramente solo, e nessuno capisce e mi capisce in questo silenzio bianco, allora leggo Murakami Haruki, sì, proprio lui, uno dei miei preferiti, uno che mi angoscia e purifica allo stesso tempo, uno che mi toglie dai guai perché sa regalarmi sempre, rubata alla vita degli altri, un'emozione, che io poi torno a regalare, creando come un corto-circuito di passione e intimità, quasi una danza appassionata ma di immacolata concezione.
Così io leggo, e mi sembra di fare l'amore con voi.
"Ogni tanto mi veniva in mente la notte che avevo passato con Creta, ma era un ricordo estremamente confuso [...] Non riuscivo a ricordare concretamente il suo corpo, e neanche in che modo avevamo fatto l'amore. Più che il ricordo reale di quella notte, era vivido in me quello della volta in cui avevamo avuto un rapporto irreale nella mia mente. Mi appariva incessantemente davanti agli occhi la figura di lei sopra di me con addosso il vestito blu di Kumiko, nella camera di quell'albergo misterioso. Aveva al polso sinistro due braccialetti che tintinnavano. Mi ricordavo la sensazione del mio pene in erezione. Era diventato duro e grosso come non mi era mai successo. Lei l'aveva preso in mano e l'aveva introdotto dentro di sé, poi si era mossa lentamente in tondo, come se disegnasse dei cerchi. Sentivo ancora sulla pelle l'orlo dei vestito di Kumiko che mi accarezzava. Intanto chissà quando Creta aveva lasciato il posto a quella donna misteriosa che mi aveva telefonato non so quante volte. A cavalcioni su di me ora c'era lei. Ormai ero nella sua vagina, non più in quella di Creta. Lo capivo dalla temperatura diversa, dalla mutata sensazione. Come quando si entra in un'altra stanza. <<Dimentica tutto, - mi aveva mormorato-, come se dormissi, come se sognassi, come se ti rotolassi nel fango caldo>>. Dopodiché ero venuto."
Ora io non lo so perché ho riportato questo passo tratto da "L'uccello che girava le viti del mondo". Davvero, non volevo abbandonarmi e abbandonarvi a una facile ironia. Invece l'ho fatto. Con voi, e per voi. Ma soprattutto per me.
E' iniziato il 2016. Sento le mie mani ribollire. Qualcosa di buono accadrà.
Non
ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade Ho tanta
stanchezza sulle spalle Lasciatemi cosi come una cosa
posata in un angolo e dimenticata Qui non si sente altro che
il caldo buono Sto con le quattro capriole di fumo del
focolare
-Giuseppe
Ungaretti-
Leggevo questa poesia di Ungaretti e mi dicevo che no, non può essere questo il mio Natale.
In questi ultimi giorni mi è capitato di rivedere gente che non vedevo da tempo, o persone che mi sembra di non abbracciare mai abbastanza, o persone che sono la mia famiglia e che posso mio malgrado vedere di rado...
Ebbene ho capito che esiste un movimento di convergenza degli affetti, una danza di sensibilità e apertura sincera, un suono che è una musica fin troppo inflazionata, ma mai abbastanza, una atmosfera insomma che chiamiamo Natale ma che si concretizza poco prima del 25, per l'esattezza un giorno prima, la vigilia di Natale, un giorno che si carica di ricordi, di nostalgia e di speranza...
Esiste un giorno che è il più bel giorno dell'anno, in cui l'amore vince sul cinismo e in dono riceviamo il corpo degli altri, la loro presenza. Esiste un giorno che è una comunione da celebrare, con gli altri, forse prima ancora con noi stessi.
Ecco, io vi auguro di festeggiarlo senza avere paura di emozionarvi...
E'
il 1945. Edith Piaf scrive la sua canzone più bella. Siamo alla fine
della seconda guerra mondiale. Il mondo è straziato dal dolore. Un
canto dalla Francia ci viene in soccorso. Con gioia, emozione,
delicatezza, forse un pizzico di ingenuità, una donna riparte insieme all'umanità, indicando la via... La vie en rose.
E' necessario stringersi attorno all'amore. Abbracciate il vostro
uomo. Amate, in lui, la vostra felicità. Si riparte sempre
dall'amore!, sembrava convincerci la Piaf.
13
novembre 2015. Il terrore decide di colpirci al cuore. Colpisce
Parigi. Sono sconvolto, non trovo più le parole. Mi sforzo di
capire, ma le immagini annebbiano i sensi. La crudeltà dell'uomo
distrugge perfino i pensieri. Puoi solamente stare lì, con gli occhi
sbarrati, e averepaura.
L'uomo
non è questo. Balle. L'uomo è anche questo. Homo homini
lupus. Non l'ho scritto io, ma qui, adesso, io mi sento di
gridarlo. L'uomo divora l'uomo. L'uomo azzanna i suoi stessi arti.
Affonda le mani nel suo petto, stringe le dita al cuore e poi lo
strappa via dalla gabbia toracica con una violenza tale che tutti i
vasi a esso collegati, come i fili di un computer, esplodono e
prendono fuoco. Morte, solamente morte appare come il
peggiore dei mali, scrivevo in una vecchia poesia. E non è vero.
La morte non è il peggiore dei mali.
Il
peggiore dei mali corrode la radice più profonda dell'uomo. E' il
terrore che ricorda all'uomo che può distruggersi, che può farsi fuori
in qualsiasi momento. Che non c'è differenza tra il bene e il male.
Che bene e male sono la stessa cosa.
"Secondo
Hobbes, la natura umana è fondamentalmente egoistica, e a
determinare le azioni dell'uomo sono soltanto l'istinto di
sopravvivenza e quello di sopraffazione. Egli nega che l'uomo possa
sentirsi spinto ad avvicinarsi al suo simile in virtù di un
amore naturale. Se gli uomini si legano tra loro in amicizie o
società, regolando i loro rapporti con le leggi, ciò è dovuto
soltanto al timore reciproco" (Tratto da wikipedia).
E'
così? Rispondetemi. E' così? Se così fosse, i terroristi non
sarebbero poi così diversi da chi impone al mondo intero la tirannia
del denaro. L'imperialismo capitalistico è la guerra dei potenti
contro i poveri. E' la terza, ma anche la quarta, la quinta, la sesta
guerra mondiale per numero di vite umane "sacrificate" alle
logiche di potere dei ricchi. Se così fosse, allora il terrorismo potrebbe essere un tumore che si sviluppa nello stomaco
di un uomo panciuto, grasso e soddisfatto di sé, per nulla attento
alla cura del corpo e dell'anima, per nulla sensibile alle ragioni
degli altri. Il terrorismo potrebbe essere la fine, sì. Ma di quale vita?
Tutta questa violenza, tutta questa violenza è il contrario dell'amore. La violenza è l'assenza delle parole che aiutano a comprendersi. La violenza è assenza di relazione.
Ho
paura, ma poi per fortuna vedo l'altro uomo. Quello
che si commuove alle manifestazioni di solidarietà. Quello che dà
il proprio sangue per salvare le vite umane. Quello che vuole
giustizia. Perfino quello che si tinge il viso di blu, bianco e
rosso. C'è un sentimento comune di umanità, un bisogno di
vicinanza. Una voglia di amare che è più forte di ogni religione.
E' la spinta alla vita come direbbe Hobbes, certo, ma forse è molto di
più...
E
allora Edith, oggi le tue note le porto al nostro funerale, ma come
farei con i semi gettati in un campo incolto. Con la speranza che
diventino fiori nuovi...