Perchè creare un blog sulla poesia? Nessuno la legge. Mi sono detto. Poi mi sono accorto che più lo masticavo questo pensiero, e più lo digerivo. E, adesso che l'ho eliminato, mi sento finalmente pronto. Per una risposta. Scrivere di poesia è riconoscere il mondo sommerso che dà linfa all'altro mondo, quello che abitiamo. Questo blog vuole dare spazio alle parole. A quelle che diffondono e attraversano lo spazio come note. A quelle ancora nascoste.
Tra la cenere e la terra.
Mi perdoni Calvino se in queste poche righe, poche parole, non parlo di lui, del suo scritto. Mi limiterò a citarne il titolo, perchè ci sono titoli che valgono un romanzo, e così mi pare non possa dispiacersi.
Chissà cosa ciascuno di noi pensa di questo viaggiatore. E' una notte di inverno. E' solo. Il "se" apre al campo di una condizione: una notte di inverno, un viaggiatore è solo, e si trova sulla sua strada. Immagino la neve alta ai lati. Fa freddo, molto freddo.
Forse cerca una locanda, un posto dove trascorrere la notte. Forse cerca soltanto calore.
Indossa un tabarro sopra il cappotto, e ha una tuba sulla testa. Credo utilizzi un bastone da passeggio. E' un signore rispettato, ho questa sensazione, e pure abituato ai viaggi lunghi. Ma non lo vedo su un treno, non è un personaggio moderno, porta la tuba e cammina col bastone. Credo viaggi in carrozza di solito. Trainato dai cavalli il suo spirito di conoscenza viaggia. Ma adesso si è fermato.
E' solo. Sulla strada. Cerca un locanda. Forse cerca un po' di calore.
E' un uomo di altri tempi, ma ha imparato dai suoi innumerevoli viaggi che ci sono persone diverse quanto i ciottoli del sentiero. Non esprime giudizi su nessuno. Ha imparato a conoscere la gente senza condizionamenti. Ascolta, semplicemente. Forse è uno scrittore. E' in tutti i luoghi, e in nessun luogo. Tira un brutto vento. Un vento gelido. Si inarca la schiena in avanti, resiste agli spostamenti voluttuosi del caso, e lacrima agli occhi come stesse piangendo di dolore.
E' solo. Sulla strada. Cerca una locanda. Fa freddo.
Ad un tratto una musica, una musica antica, così antica che nel suo cuore, triste, sembra provenire dal futuro. Un futuro che gli facciamo conoscere noi, perchè gli vogliamo bene. Ne distingue chiaramente le parole.
Adesso si muove e ha gli occhi chiusi. Si lascia trasportare dalle note, dal senso vero delle cose. Sono un tappeto rosso che conduce a una locanda. E' lontano adesso. L'abbiamo quasi perso. Qualcuno apre alla porta. La lucina di una casa, in lontananza, per un istante, si fa più viva. Poi scompare l'uomo, e la lucina si fa più piccola. E' entrato.
Vogliamo credere che abbia trovato il calore che cercava.
Se una notte di inverno un viaggiatore, così, per caso, se una notte di inverno un viaggiatore trovasse l'amore...?
Mi fa male. Mi fa male la pancia. Piegato dal dolore. Succede sempre quando non riesco a partorire i pensieri; quando non riesco a tirarli fuori. Me ne sto accasciato di fronte allo schermo del pc, mi rivolgo a me stesso, e trovo tante cose da dirmi...eppure, eppure i pensieri non riescono ad uscire. Se ne stanno chiusi nella pancia. Cuciti.
Mi conosco. Se le parole non escono quando invece voglio farle uscire, per scrivere, sì, per scrivere ancora, ancora una volta, allora devo chiedere aiuto. Potrei chiederlo a voi. Potrei chiedervi di tagliarmi la pancia e di farli uscire tutti i miei pensieri, di farmi sanguinare d'emozioni. Oppure, più semplicemente, potrei limitarmi a leggervi. Leggere gli ultimi pensieri dell'anno, nei vostri blog. Tutti pieni di umanità, di calore. Di anima. Assomigliano ai miei.
C'è una terza soluzione. Quella di affidarmi alla poesia. Latita la poesia vera, tra queste pagine. E' vero. In cuor mio cerco di condividere con voi la poesia del vivere. Non sempre mi riesce di colorarla. Spesso scrivo in bianco e nero, al massimo scende giù un lacrima di inchiostro rosso a sporcare il foglio. Perché è inchiostro, credetemi. Non è sangue.
Allora oggi, come con una bacchetta magica, faccio spuntare per voi una poesia, eccola:
Fiorire
è il fine...
Colmare il bocciolo
combattere il verme
ottenere quanta rugiada gli spetta
regolare il calore
eludere il vento
sfuggire all'ape ladruncola
non deludere la natura grande
che l'attende proprio quel giorno.
Essere un fiore
è profonda responsabilità.
L'avete riconosciuta? E' Emily Dickinson. Mi ricorda che la poesia è religione.
Questa preghiera voglio recitarla con voi, ad alta voce, questa sera, prima che l'anno finisca. Perché, vedete, l'anno che sta finendo porta in grembo i germogli dell'anno che verrà. E allora salutiamo ciò che cresce in noi. Accompagniamo la fine col nuovo inizio. Non temiamo la responsabilità. La fine e l'inizio. Come una donna e un uomo che si prendono per mano, e fanno una parte del percorso insieme.
"Non
accalcatevi gente, ce n'è per tutti. Abbiamo tanti sportelli, e tutto il giorno
davanti...! A ciascuno l'amore suo! Non dovrete far altro che compilare un
bonifico di 6 euro e 50 per l'Agenzia dei Sogni, giusto per le spese
organizzative. Il resto è gratis, solo per oggi gente, l'offerta è limitata
alla Vigilia del Natale, non perdete questa grande occasione! A ciascuno
l'amore suo! Offerta irripetibile! Offerta da non perdere! Solo per oggi diamo
a gratis l'Amore...!"
In fila,
anch'io. Insieme ad altra gente. Non mi sono mai piaciute le file, eppure le ho
sempre fatte, senza la pretesa di passare avanti. E' giusto che anch'io
rispetti il turno. E intanto mi concentro sul da farsi. L'offerta è di quelle
irrinunciabili. Danno un amore a gratis. Chissà come avverrà la consegna? Be',
non mi resta che aspettare. In questa agenzia ci sono code di chilometri,
arrivano fino al mare e alle montagne, dentro i boschi di faggi e castagne. Nel
sottosuolo del buio, fino all'aria aperta degli uccelli. Ma io mi sono svegliato
presto. Ancora cento persone e potrò ricevere la mia dose di Amore.
Gli animi
non sono sereni, si surriscaldano facilmente. Alcuni spintonano, altri
accampano pretese di precedenza. "Ma
io sono un mutilato, sono in carrozzella!", "E no amico, non ci casco! Tutti abbiamo diritto all'Amore, il
fatto di essere storpio non giustifica la tua condotta, di certo!", e
via così, con altri discorsi dello stesso tenore. Intrisi della stessa umanità.
Una signora anziana è triste. Ha perso il marito due mesi fa appena. Eppure è
imperterrita, in fila. Due dita di trucco sul volto rugato. Il rossetto sceglie
il colore brillante del Natale. Non si finisce mai di amare. C'è un'altra
donna. Quest'anno ha preso trenta chili. L'anno scorso era una donna bella e
innamorata. Sapeva rispettare il proprio corpo. Adesso vuole un amore come
viene, un amore facile. Non vuole perdere la sua grande occasione, ma non vuole
fare sacrifici. Mai più. C'è un cammello proveniente dal deserto. Senza
padrone. E' da solo qui, in cerca d'amore. Spiega a uno struzzo che "vorrei vedere te, nel deserto. Lì non
passa anima viva. Gli unici cammelli che vedo sono a lavoro, e sono tutti maschi!
Non la sopporto una vita di duro lavoro senza amore. Per tutti i carovanieri! Io
senza amore nel deserto non ci torno!”, così spiega, e negli occhi ha stampata la speranza. Prima di me, ancora, sette cinesi, due venezuelani,
Vittorio Sgarbi, quattro rinoceronti, due somari, nove ragazze argentine, un
militare americano, Amy Winehouse, che si lo so, non c’è più, ma ha sfidato il
tempo e la morte per ricevere un po’ di affetto, e tanti altri ancora
fino ad arrivare a cento.
Io guardo,
osservo, le annuso le storie diverse dalla mia. Una ragazza, bellissima, non si
mette in fila. E’ inginocchiata, a terra. Ha il volto in giù, verso il pavimento.
Un cappello in mano, rivolto al cielo. Chiede l’elemosina. Non cerca l’amore,
lei no. Chissà da quale paese proviene.
Mi faccio
strada, dentro. Vedo un bimbo, di fronte a un albero agghindato a festa. E’
Natale perfino tra i ricordi.
Che
confusione, adesso mi fa male la testa. Un elefante ha bloccato l’ingresso, e
tutti dietro, a spingere. Barrisce l’elefante, è un grido disperato, sfonderà
la porta d’ingresso, presto, presto!
Non so cosa
mi capiti adesso. Ma sono qui, e non sono più lo stesso. Mi volto a destra, poi
a sinistra. Attorno a me, l’Universo. Le stelle alte, sopra il cielo, e i fuochi
danzanti sui pianeti. Galassie attorno si uniscono in cerchio, recitano poesie silenziose.
Sono al centro di tutto, al centro del verso.
Eccomi di
nuovo in fila. Ancora 99 anime in cerca d’amore, e poi toccherà a me. Qualcuno
mi tira la giacca. Mi guarda. E’ una bambina di cinque anni. Mi chiede se può
passarmi avanti. Non trova la sua mamma.
Scorre la fila e rimango fermo, immobile. Di fronte a me
un fiume. Barche a vele dispiegate cercano il mare. E io fermo, assorto, guardo
il tempo che passa.
Poi mi
sveglio, e mi stringo attorno la sciarpa. Vado via. Sì, io vado via. Qui fa freddo.
Fuori di qui, per strada, c’è il sole. Cammino a passo svelto, la gente mi
guarda stupita.
(due minuti dopo...)
Fuori, sono
fuori finalmente. Aria fresca per le narici. Ho il cuore colmo di gioia. Mi
metto a salutare tutti, per le strade, a tutti un bacio e un abbraccio, felice, felice come
mai, mai ancora, prima d’ora.
Non scrivo in questo periodo. Che pure per non scrivere ci vuole disciplina. Così non vorrei smentirmi adesso. Ma voglio fare chiarezza. Sarà che oggi ho respirato bene, o chissà per quale altra ragione. Non so. Ma voglio scrivere di questa cosa qui.
Dunque, eccoci al punto centrale della questione.
Cosa c'è di poetico nell'eternità?
C'è chi è morto per la gloria, per rendere eterno e immutabile un gesto. Nobile, non c'è che dire. Chi spera di amare per sempre, proprio come in quell'attimo lì, quando il cuore prende a palpitare e ti ricordi di essere vivo tra le sue braccia. Ma andiamo, dici sul serio? Appartieni a questa categoria? Non sarai invece uno di quelli che guarda l'orizzonte e guarda le nuvole passare, come fossero stagioni, chiedendosi fino a che punto del cielo arrivino le nuvole, se fino in fondo oppure si dissolvano di pioggia in pioggia, o come maschere di carnevale fuori stagione? No? Non sei nemmeno uno di quelli che preferiscono vederle sparire? Ecco, tu vuoi che rimangano nel cielo. Tu sei come quest'uomo qui sotto, che scrive e canta.
Ma magari pensi per davvero di poter aspettare. Hai vestiti leggeri come sogni, e pensi che mai potresti rimanere nudo di fronte a tanta verità. Si, si può amare per sempre.
Poi c'è chi invece vorrebbe rimanere giovane per sempre. Chi vorrebbe rinascere ogni volta, chi ripetere fino alla nausea lo stesso giorno, quello in cui la vita è cambiata e poi non c'è stato modo di tornare indietro, e per davvero.
C'è chi vorrebbe essere ricordato sul freddo cemento di una tomba. Chi immortalato nella foto più famosa. Chi quella foto vorrebbe tanto averla fatta. Chi non vorrebbe morire per infarto, così presto no. Magari chissà, in futuro in qualche modo vivrà.
E allora ho modificato il mio animo per un giorno e con esso il mio profilo? Si è fatto così arrogante il mio cuore? Ma è pieno di speranza pure! Non vedi? Di poesia, se dell'eternità cogli il senso, ché nel viaggio nasci, cresci e muori, e nel frattempo ti trasformi!
Ehi! Mi hai sentito? Ti trasformi! E allora un giorno eri carne, e respiravi aria. Hai pianto pure, e sei divenuto acqua. Ti sei divertito a pisciare ovunque, con incoscienza. Poi sei stato fuoco e, bruciato dalle passioni, avresti voluto ardere il mondo. Invece sei divenuto cenere, e infine terra. E questa, a ben vedere, è stata una gran cosa. Perché hai preso a generare frutti nuovi, finalmente.
Mi svegliano dal profondo delle cellule che si commuovono.
Diffondono
nello spazio, mi cercano sotto le lenzuola. Ammorbidiscono tutte le
inquietudini. Mi lasciano con un profondo senso di gioia dentro.
Posso anche
fare a meno dell’amore. Si, proprio così. Oggi so di poterne fare a meno.
Mi capita
sotto gli occhi una poesia di Montale.
EX VOTO
Accade
che le
affinità d'anima non giungano
ai gesti e
alle parole ma rimangano
effuse come
un magnetismo. È raro
ma accade.
Può darsi
che sia
vera soltanto la lontananza,
vero
l'oblio, vera la foglia secca
più del
fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o
dirsi.
Comprendo
la tua
caparbia volontà di essere sempre assente
perché solo
così si manifesta
la tua
magia. Innumeri le astuzie
che
intendo.
Insisto
nel
ricercarti nel fuscello
e mai
nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto:
in quello che anche al trapano
resiste.
Era o non
era
la volontà
dei numi che presidiano
il tuo
lontano focolare, strani
multiformi
multanimi animali domestici;
fors'era
così come mi pareva
o non era.
Ignoro
se la mia
inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua
colma il mio che ne trabocca,
se
l'innocenza è una colpa oppure
si coglie
sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto
conosco, tutto
ignoro.
(da Satura, 1971)
Quanta
importanza le avrei dato fino a ieri. Oggi invece sorrido.
Questa
musica.
Questa
musica vince le parole, e annulla perfino il silenzio...
Ps: sapete, la Serenata di Schubert l'ho suonata in una piccola orchestra. Quando ero forse troppo ragazzino per viverla, ma già abbastanza maturo per rubarla a tutti gli altri.