martedì 5 giugno 2012

Lezioni d'amore 8

Sediamoci va.


Al mio nonno piaceva raccontare storie. Mi metteva sulle gambe e mi cuntuva un cuntu. Lo stesso vorrei fare io con voi. Mi trucco di rughe e di saggezza. Insomma, ci provo. Siete comodi? Oggi la lezione d’amore la facciamo all’aperto, negli spazi verdi dell’anima.








C’è chi dice che l’uomo sia in grado di sopportare fino a una certa quantità d’amore. Voi che ne pensate? E’ proprio così?



Il testo che vi propongo l’ho estratto da un libro pieno di polvere. Il libro che mai scriverò. Così parlò l’uomo secchiello si intitola questo libro. Il protagonista è lui. L’uomo secchiello. Vediamo cosa ha da dirci sull’amore.



 




Ascoltate la mia parola. E ricordate. In fondo siamo contenitori di carne dal contenuto liquido prezioso, l’acqua. Sempre lo stesso liquido, vitale. Come l’amore.






Da piccini siamo vuoti. E allora ci riempiono di coccole e di attenzioni, come acqua e paperelle. Spruzziamo qualche gocciolina di amore negli occhi degli altri, così, per vederli ridere. E’ il nostro modo di ricambiare.


Cresciamo, e diventiamo sempre più capienti, e per farlo abbiamo bisogno dell’amore dei tanti, dei fratelli e degli amici. Incanalato il loro amore in noi, in condizioni di abbondanza, poi, lo riversiamo sugli altri. Incominciamo a irrigare. A coltivare i rapporti.



Ci innamoriamo pure.


Della persona giusta, quando siamo fortunati, e non abbiamo paura di donarle tutto l’amore che sappiamo. Ce ne restituirà altrettanto.
Oppure della persona sbagliata. All’inizio gradisce la secchiata in faccia, di freschezza, come un gioco divertente. Poi però comincia a lamentarsi. Non ne trattiene acqua, se non nelle vesti zuppe, e starnutisce. Si ammala. Così la piantiamo di utilizzare con frenesia il secchio, quando ci rendiamo conto che non c’è più niente dentro. Senz’acqua, per giunta danneggiato dall’eccesso di utilizzo, coi buchi e le crepe per le maglie della struttura, quel secchio che ancora siamo non serve più a niente. E l’amore degli altri si perde nel gorgo delle bollicine.


E però è strana la vita. Un giorno ci svegliamo e ci accorgiamo di essere pieni, di nuovo, che quasi non ci par vero, e l’amore è per noi stessi. Ma che fatica. Attraversati i deserti della solitudine e dell’arsura, trovate allo stremo delle forze oasi di pace, eccoci finalmente, al passo svelto dei ricordi, al cospetto dei saggi. Ci hanno rabberciato coi pensieri di argilla, senza ricevere nulla in cambio se non la riconoscenza. Ah, quanto ci è costata la riconoscenza! Pieni d’acqua, adesso siamo felici di ciò che abbiamo, talmente felici che non diamo e nemmeno vogliamo, perché non c’è spazio. Siamo al limite del nostro amore possibile. Ci spiace che gli altri si privino della loro acqua per riversarla su di noi, che la sprechino così. Poveretti, a noi non serve! Si perde!



 

Dunque è così?! Il limite d’amore esiste …


 

Incapaci di accogliere, di nuovo, senza memoria di quando eravamo piccini e secchielli, quando al limite della nostra capacità, e ciononostante, stiravamo le pareti e allungavamo la base, incrementando la capienza. Pieni d’acqua sì, ma di acqua piovana! Le nostre lacrime.









 


Ma per davvero siamo questi?


 


Io non so se esiste il limite dell’amore. Dovrete scoprirlo in voi. Però non voglio che dimentichiate.

Zeppi d’amore come siete, avete una “grande possibilità”. Di divenire “capaci”, capaci d’amare. Più capaci di sempre, di contenere e di riempire. Perché …


                                   




                              Siamo fatti del 70% d’acqua, e del 100% di amore


 




Ecco! Mi pare di poter evidenziare questa frase. La lezione di oggi, l’ottava, è proprio questa.






Ed è finita. Ora potete rotolare sul prato verde se volete.






 




Ps: scusami nonno, le tue storie erano più interessanti. Le tue parlavano di asini che cacavano monete d’oro e di tavoli magici. Mi vergogno. Oggi che il mondo vuole crollarmi addosso, oggi che avrei bisogno di una tua storia per sorridere e perdermi nella fantasia, oggi che sento la necessità di imparare, io insegno l'amore... 

Va be’, in ogni caso questo post è per te…

14 commenti:

  1. Siamo fatti del 70% d’acqua, e del 100% di amore...quindi .... basta farlo affiorare....delicatamente...altrimenti un "onda gigante di amore" sotterra tutto :)

    ....non esiste il limite .... ne sono convinta esiste chi vuole limitarlo ed ingabbiarlo....un bambino dona anche senza riceve e senza pretendere....l'adulto di solito ha bisogno di conferme e credo sia normale...non è bello/utile/sano parlare al vento od a un manichino.:((

    ...sei stato fortunato ad avere un nonno che ti raccontava....non sempre è così....specialmente nelle nuove generazioni.

    ciaoo Vania

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  2. Quando una persona passa nella tua vita e lascia il segno è una fortuna.
    Mia nonna mi ha insegnato a leggere e mi ha invogliata a scrivere.
    L'ho persa troppo perso, ma mi sento onorata di averla conosciuta.

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  3. ascolta il nonno
    nel pianeta azzurro
    la fiaba è vera


    dedicated alla liason tra nonno e nipote

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  4. Ci rifletto. Poi ti scrivo.
    Grazie.

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    1. Non rifletterci troppo, sono soltanto parole...

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  5. Sai, un po' ho pianto, leggendoti...ho pianto perché, limite o non limite, in quello che hai scritto io ci ho visto tanto, proprio tanto amore. L'ho visto nell'intento, ancor più che nelle parole. E forse questo è anche un po' il segreto per non avere limiti nell'amare...un segreto che non impariamo mai ma che la nostra natura continua, instancabilmente, a insegnarci.
    L'amore, quello vero che non possiamo trattenere, la strada la trova sempre, anche se a volte dolorosamente; così come trova la forma.
    Perché è proprio vero, siamo fatti del 70% d'acqua, e 100% d'amore o di voglia d'amare, che non è poi così diverso.
    Grazie per avermi fatto respirare queste parole...

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    1. Grazie a te per avermele fatte comprendere...

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  6. Magari per certi individui è proprio così.. ma non tutti siamo uguali.. l'amore donato è infinito credo sia squallido misurarlo.. un bel post

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    1. Si, fatico anch'io a immaginare un righello...

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  7. " E però è strana la vita "....

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