domenica 29 maggio 2011

Il libro dell'inquietudine


Scrivo, triste, nella mia stanza quieta, solo come sempre sono stato, solo come sempre sarò. E penso se la mia voce, apparentemente così poca cosa, non incarni la sostanza di migliaia di voci, la fame di dirsi di migliaia di vite, la pazienza di milioni di anime sottomesse come la mia al destino quotidiano, al sogno inutile, alla speranza senza fondamento. In questi momenti il mio cuore palpita più forte per la coscienza che ho di esso. Vivo più, perché vivo più grande. Sento nella mia persona una forza religiosa, una specie di orazione, una somiglianza di clamore. Ma la reazione contro me proviene dalla mia intelligenza....

Sono le parole di Bernardo Soares queste, eteronimo di Fernando Pessoa, che scrive il libro dell'inquietudine. Non faccio un copia incolla perché non posso farlo. Parola dopo parola, riporto qui il suo pensiero.

E succede una cosa strana. Scrivo, e mi pare di tornare indietro nel tempo. 

Come per magia il computer diventa un lume, e le mie dita, che prima scorrevano lungo la testiera, adesso  sporcano il foglio bianco di pensieri come penna e calamaio. Smarrito, perdo la cognizione del tempo e dello spazio. Metto in dubbio la mia vera identità. 

Dove sono ? 

Chi sono ?

Mi vedo al quarto piano in Rua dos Douradores, mi assisto con sonno; guardo, sul foglio mezzo scritto, la vita vana senza bellezza e la sigaretta economica che, nel fumarla, appoggio sul vecchio tampone della carta assorbente. Io qui, in questo quarto piano, a interrogare la vita! A dire ciò che le anime sentono! A fare prosa come i geni e le celebrità! Qui, io così...


13 commenti:

  1. Piacere di conoscerti.
    Grazie della visita.
    A presto.

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  2. http://www.youtube.com/watch?v=J_jOWoMb4vw

    ...seguendo il tuo invito...piacere di conoscerti.

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  3. A PROPOSITO DELLA TUA MALINCONIA ECCO COSA HO SCRITTO TEMPO FA DELLA MIA.....
    Credo che ognuno di noi abbia una colonna sonora che accompagni la propria esistenza, è come in un film dove anche se gli stati d’animo cambiano a seconda delle circostanze, c’è un filo conduttore, una colonna sonora appunto che non cambia mai.
    Forse ci si affeziona un po’ al ritmo della propria e anche se si verificano situazioni per le quali serebbe possibile cambiarla noi facciamo in modo che questo non sia possibile.
    Forse è colpa di quella pasta modellabile che mentre si modella include anche una musica che scandirà per sempre il suo ritmo di vita.
    La mia colonna sonora è stata una canzone di Oryema malinconica e triste come una giornata d’autunno, è stato quel vento lieve e delicato a ricordarmi che tutto è racchiuso nel suo soffio e se non sei pronto a ricevere svanisce come un tramonto sul mare.
    Ho conosciuto gente capace di vivere al ritmo di danze sfrenate e le ho invidiate fino a sentire il dolore dell’invidia dentro di me… alla fine ho dovuto accettare di essere una spettatrice e non una protagonista.
    ANELLA
    www.previsioniluminose.blogspot.com/

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  4. Per Anella...
    ...alcune tue parole mi svelano, dunque le comprendo. Continuo però a convincermi che non debba esservi nulla di irreversibile, a parte la morte.
    Uno "schema di vita" si poggia su tanti vincoli ridondanti, scherzi della mente...la consapevolezza potrebbe permetterci di rilassarne alcuni o forse molti e di partecipare talora delle bellissime "danze sfrenate"...chiudi gli occhi e una volta dì "si" al posto di "no".

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  5. Non c'è speranza senza fondamento. C'è la vita che aspetta di essere vissuta, sfidata...
    Certo che bisogna godere degli attimi, acchiapparli ed estrarne briciole di gioia e sorrisi che, messi tutti insieme nel paniere della vita, ci spegneranno un po' di fame.
    Siamo noi a scegliere su quale melodia danzare...

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  6. Mi iniziavano a mancare i tuoi post xD
    Che dire? Gli scritti così intensi che ti portano a riflettere sono i più belli :)

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  7. Grazie per i vostri commenti, sempre graditi.

    Gianna: il tuo blog è nobile nelle intenzioni, va seguito. E sono felice che anche tu segua il mio.

    Anonimo1: il tuo commento rimanda a una musica stupenda. Grazie davvero.

    Cara Anella, mi hanno emozionato le tue parole. Ho riflettuto molto sulle tue parole. Chi mi conosce veramente sa vedere nei miei occhi un velo di malinconia costantemente presente, anche quando rido di cuore. Tu mi hai svelato in un post che voleva essere allegro. Ci sei riuscita leggendo. Sai, credo sia una questione di stile di scrittura, non di contenuti. Me ne sono convinto leggendo quello che hanno da dire sull'argomento alcuni noti personaggi:

    -Arthur Schopenhauer: "Lo stile è la fisionomia dello spirito...rivela, appunto, il carattere formale di tutti i pensieri di un uomo, e questo carattere rimane necessariamente sempre uguale a se stesso, non importa che cosa o su che cosa egli possa pensare"

    -Marcel Proust: "Lo stile, per lo scrittore, come il colore per il pittore, è un problema non di tecnica, bensì di visione. Esso è la rivelazione, impossibile con mezzi diretti e coscienti, della differenza qualitativa che esiste nel modo come ci appare il mondo: differenza che, se non ci fosse l'arte, resterebbe l'eterno segreto di ognuno".

    E in ultimo, dulcis in fundo:
    -David Herbert Lawrence:"Lo stile è l'unica verità; e se anche l'artista è di solito un gran bugiardo, la sua arte, quando è autentica, vi dirà sempre la verità, la verità del momento, la sola che conti".

    Anonimo2: Condivido quello che hai scritto. Si può essere malinconici, esserne consapevoli, e divenire per questo liberi di lanciarsi in danze sfrenate. E la malinconia può aiutare anche. A vivere ogni nuova esperienza, per quanto banale essa sia, con pienezza e intenso godimento.

    Circe: sono felice di ritrovarti. E' vero. Viaggiamo sempre in punta di piedi sul filo dell'equilibrio. E l'obiettivo, è un bene non dimenticarlo, è arrivare dall'altra parte.

    Aurora: sei molto giovane, ma hai tutti i numeri per vivere felicemente e godere appieno della vita...Sono sicuro che sarai capace di amare veramente ciò deciderai di fare, e che diverrai fiera di ciò che sarai capace d'essere...

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  8. splendide parole...è bello come nel tempo restino...e certe sensazioni, ben dipinte, siano chiare a chi le vive...
    com'è incredibile la forza che hanno le parole!

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  9. Finalmente posso tornare a commentare...Non ero spsarita, ma avevo problemi con Blogspot.

    Dove sono, chi sono?
    Uhmm di certo meno sola ogni qual volta leggo qualcosa che non mi fà sentire 'unica'.
    E' bello leggerti per molteplici motivi:
    1) Analizzi poesie, prose e scritti e mi fai fare un degno ripasso.
    2)Te ne distacchi e le fai tue ma, non solo tue.
    3) Dai da riflettere è non è poca cosa di questi tempi.

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  10. Marta, benvenuta. Dici bene. Le parole hanno un loro suono. Non tutti però colgono la melodia.

    Nicole, piacere di riaverti qui. Non posso che arrossire. Anzi no. Posso ringraziarti. E spiegarti il perchè. Sebbene il titolo inganni, questo non è un blog di poesia in senso proprio. Ce ne sono altri decisamente più completi e direi anche professionali...E' un piacere leggerli.

    Questo blog ha invece come proposito quello di avvicinare chi ne ha voglia ad una comprensione poetica della vita. Non ho chiaro come ci si arriva. Diciamo che cerco di trascinarmi anche voi dietro in questo tentativo.

    Mi piace pensare di poter dare un seguito alle parole di Calvino:

    "L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio".

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  11. nelle tue parole...
    sono giorni che rileggo le tue parole,
    e cercavo il legame tra Te e Me...
    quel legame che spesso cerco anche tra le pagine che hai scritto nella tua stanza che dici essere "quieta"
    alle volte nelle tue parole trovo il senso di pochezza di chi pensa all'universo e la vita...
    altre trovo il senso d'immensità di chi è in grado di pensare all'universo ed alla vita...
    l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande che v'è nella contemplazione
    diventa parte integrante di chi osserva...
    e così...
    nelle tue parole non vedo solo ciò che scrivi...
    ma ne vedo l'origine ...
    e comprendo ciò che io stessa provo...
    sono fragile...
    ma sono immensa...
    sono l'infinitamente piccolo
    e l'infinitamente grande
    parte ed essenza di un Divino che non è fuori di me come me stessa, ma fuori di me come parte di me...
    e nelle tue parole solo ora riconosco la consapevolezza del fluire delle vite...
    e mi sento meno sola...

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  12. Anonimo: scorrono le vite, come sul letto di un fiume l'acqua. A volte,incantati dai suoi rumori, non comprendiamo quanto sia importante il suo passaggio. Non siamo mai soli.

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  13. ....ho avuto la stessa sensazione :)

    http://treccenere.blogspot.com/2010/12/liber.html

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