Perchè creare un blog sulla poesia? Nessuno la legge. Mi sono detto. Poi mi sono accorto che più lo masticavo questo pensiero, e più lo digerivo. E, adesso che l'ho eliminato, mi sento finalmente pronto. Per una risposta. Scrivere di poesia è riconoscere il mondo sommerso che dà linfa all'altro mondo, quello che abitiamo. Questo blog vuole dare spazio alle parole. A quelle che diffondono e attraversano lo spazio come note. A quelle ancora nascoste.
Tra la cenere e la terra.
Oh miei cari, com'è venuto, com'è venuto se ne va l'autunno...
Per inclinazione, da sempre la stagione che trovo congeniale per chiudermi, chiudermi, quasi inaccessibile io...
Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie
- G. Ungaretti -
Io ci sono sempre stato bene sugli alberi, tutto avvinghiato...
...ho sempre lasciato cadere solo le foto dagli alberi:
Le guardo scendere giù insieme a voi...e sorrido...
Non ci vedete impresse le vostre anime?
Ps: mio Dio, il freddo è arrivato anche qui in Sicilia. Appena a inizio mese si stava al mare, e adesso si sta come in montagna. Questo post serve a dilatare l'autunno, a risparmiarlo quanto più possibile, come una stagione necessaria della vita... No miei cari, non se ne va com'è venuto l'autunno...
-Quando ti guardo, a volte mi sembra di vedere una stella lontana, -dissi.- Sembra che brilli, ma è una luce di decine di migliaia di anni fa. Forse è la luce di un astro che ora non esiste più, ma a volte sembra più reale di tutto il resto.
Shimamoto rimase in silenzio
-Tu sei lì, - continuai.- Cioè sembra che tu sia lì, ma in realtà non ci sei. Quella che si vede è solo la tua ombra, mentre tu sei da qualche altra parte. Oppure sei scomparsa tantissimo tempo fa, questo non lo so. Tendo la mano per accertarmi che ci sei, e tu ti nascondi dietro quei <<forse>> e quei <<per un po'>>. Fino quando hai intenzione di continuare così?
Queste parole, queste parole sono tratte da "A sud del confine, a ovest del sole" di M. Haruki.
Mi capita spesso di celebrarlo, ma mi accorgo soltanto adesso di quanto sia lui, a volte, a celebrare me.
Mi sembra di essere dentro i suoi romanzi a volte, di recitare coi personaggi, di dialogare con loro. Di innamorarmi di loro...
E mi rendo conto di non vivere una vita sola...
Sulle note leggere di Frank Sinatra si consuma anche la mia voce.
Questa pagina è dedicata agli amori impossibili. No, non è un post. E' una pagina di carta. Potete strapparla se volete. Con rabbia. Oppure rileggerla, con malinconia o nostalgia... A voi la scelta.
L'ho amata in questo video. L'ho amata quando lei era giovane, e io nemmeno nato...
Penso a quanti di noi l'hanno fatto, di amare dico, di amare senza possibilità...
Persi nella dannazione dei sogni, li ritroviamo coloro i quali ci sono sfuggiti, mannaggia, sfuggiti via per sempre. Siamo sicuri di averli rimossi come ricordi, ma un sogno, un sogno ce li riporta dentro una borsa di paglia, nel tardo pomeriggio del giorno, quando tutto, tutto attorno sembra tramonto...
I miei pensieri non riescono più a sfiorarti.
Non ci arrivo più a prenderti, nemmeno coi ricordi...
Ma, io, ti sogno...
E con te, con te posso condividere ancora tutto ....
Questa è la dodicesima delle lezioni d'amore:
Quando si ama, si ama per sempre
Anche tutto quel tempo che non si è trascorso insieme...
Torno a scrivere. Non posso più farne a meno. Metto la musica giusta, quella che concilia le riflessioni, e suona di poesia.
Si, ogni volta che torno da un viaggio ho voglia di scrivere, e quanto più sto lontano da casa, tanto più avverto urgente il bisogno, al rientro, di tornare pure in me, e di infilarmi i vestiti domestici dei versi.
Questo mondo è grande, e meraviglioso, e pieno di colori. Ci camminiamo sopra ogni giorno, eppure non lo vediamo, non lo vediamo abbastanza, credetemi. Ci sta soltanto la strada che percorriamo. I cambiamenti, i bivi, le deviazioni, tutte queste cose insieme, non sono altro che deviazioni dello stesso percorso; delle strade della vita, in fondo, ne percorriamo soltanto una, la nostra. Come facciamo a vederlo tutto questo mondo allora? Tutto questo mondo per intero intendo. Possiamo ammazzarci di viaggi, percorrere in lungo e in largo il nostro pianeta, volando, camminando, correndo, come Forrest Gump, saltando pure, da una parte all'altra del globo. Possiamo guardarlo dall'alto dei trampoli, o sospesi su di una fune, in equilibrio tra cielo e terra. Possiamo leggere tutti i libri di geografia, oppure immaginarlo il mondo attraverso la scrittura, possiamo ingozzarci di film e pop corn, possiamo perfino collegarci a internet ed esplorare quanto più possibile e per tutto il tempo che ci resta tutto quel mondo che sa di fili e cyberspazio. Ma desperado, why dont't you come to your senses? cantano gli Eagles.
Ragiona! Mi supplicano. Usa la testa. Vuoi davvero conoscere il mondo, tutte le nazioni? Vuoi davvero scegliere di spendere il tuo tempo così? Vuoi per davvero vivere espandendoti? Oppure vuoi conoscere il mondo in maniera diversa? Come diversa? Attraverso i mezzi non comuni della bellezza.
Quasi mi convincono. Allora me ne vado da solo, io, desperado, alla ricerca della bellezza, tentando di raggiungere solo le cose non comuni, quelle che sfuggono agli sguardi della gente indaffarata. Queste cose io le chiamo "poesia". Sono gli occhi di Sofia per esempio. Una ragazzina omosessuale che mi apre il suo cuore, una cena come tante, seduti a un tavolo qualunque di un posto qualunque, anche se fuori dall'Italia. L'avevo vista in un'altra città, qualche giorno prima, mi aveva attratto, non so perché. La ritrovo in quest'altra città, accanto a me, insieme a sua madre. Finiamo per cenare insieme, e nei suoi occhi, gli occhi di Sofia, io vedo i colori del mondo. Vedo la Svizzera dei suoi racconti, e poi vedo la sua amante: l'ha stretta forte in spiaggia, sotto le stelle. Conosco in questo modo tutti i pianeti e le costellazioni, e vedo, attraverso i loro occhi, quelli più benevoli di Dio. Pure una stella cadente, lanciata da lassù, e una promessa vedo. Negli occhi di Sofia la gioia di un sentimento, l'azzurro dei miei occhi riflessi, l'accidia dei miei occhi vinta dallo stupore dell'iride e dei versi.
Mi accorgo che il mondo me lo raccontano le persone. Il mondo come lo vediamo non è il mondo vero. Il mondo possiamo vederlo solamente filtrato da un sentimento, così com'è, tutto intero. Ecco, a questo sentimento di conoscenza io do il nome di poesia...
Mi rimangono poche parole ancora, sento che per oggi la vena si sta esaurendo. Del resto non è così scontato che da un torrente passi l'acqua. Non so perché ho scritta questa cosa. Sembra una cosa banale, ma non la ritengo banale, davvero.
Per scoprire il mondo, gettatevi nelle persone. A modo vostro, amatele e lasciate che vi amino. Aprite tutti i cancelli.
Perché questo, oggi, vogliamo raccontarvi...
Desperado, why don't you come to your senses?
Come down from your fences open the gate
It may be rainin' but there's a rainbow above you
You better let somebody love you
You better love somebody love you
Before it's too late
Questa estate non ha soltanto voglia di scopare. Ha un cuore grandissimo...
L'Estate è così. Un turbinio di emozioni. Matrimoni. Feste. Serate euforiche, distratte e ubriache, a volte stanche. Viaggi, da soli, con se stessi, o con amici. Con le donne.
Amori nuovi vogliono colpirti all'improvviso, sembrano convincenti. Ma dentro lo sai che qualcosa ancora non si scioglie, nemmeno sotto il sole caldo della Sicilia.
L'anima è un'isola lontana. Lontana dagli occhi del mondo. Un luogo accessibile solo a te...
(Bellezza e follia - Linosa)
Scappo nell'isola di Arturo, e mi confronto coi temi grandi della morte e dell'amore...
"Ero curioso di sapere se questo sonnifero dava pure dei sogni. E chi sa se anche nella morte non si hanno dei sogni? Così supponeva quel buffone di Amleto; ma io non sono un buffone al pari di lui e capisco bene la verità: che nella morte non c'è niente. Né riposo, né veglia, né spazio d'aria, né mare, e nessuna voce. Chiusi gli occhi, e mi sforzai per un minuto di fingermi sordo e cieco, ristretto nel mio corpo senza potermi più muovere, isolato da ogni pensiero...Ma no, non basta: la vita, là nel fondo, rimane, come un punto acceso, moltiplicato da mille specchi! La mia fantasia non saprà mai concepire la ristrettezza della morte. A confronto di questa infima misura, diventano signorie sconfinate non dico l'esistenza di un misero prigioniero dentro una cella, ma perfino quella di un riccio attaccato allo scoglio, perfino quella di una tignola! La morte è una irrealtà insensata, che non significa niente, e vorrebbe intorbidare la chiarezza meravigliosa della realtà [...] Chi sa, mi domandavo intanto, se questo veleno avrà un sapore molto amaro?"
Cosa non si pensa di fare a volte...
L'isola di Arturo non è quella di Linosa, ma descrive gli stessi luoghi ed è circondata dallo stesso mare, fosse anche questo mare un mare immaginato e immaginario, un mare letterario, un mare che attraversi seduto o sdraiato, mentre leggi un libro. E' quel mare profondo che devi attraversare per arrivare a te.
"[...] la famosa voce che seguitava a ripetere: - Artù, che hai fatto? - suonò chiara e concreta, prossima al mio orecchio. "Finalmente, eccola, è qua", mi dissi, e riapersi gli occhi. Riebbi, allora, istantanea, la consapevolezza della realtà presente. Ero vivo, questa donna che invocava "Artù" non era mia madre, ma la mia matrigna. E la ragione suprema della mia esistenza era: di baciare costei! Un impulso rapido e deciso mi disse segretamente: O adesso, o mai! e sebbene mi sentissi ancora quasi esanime, levai le braccia e la strinsi. Sentii, sulla mia faccia, i suoi riccioli, le sue lagrime, una freschezza primaverile, morbida e meravigliosa. E, come un grande respiro, una gioia profonda mi attraversò: "Ormai, - mi dissi , - anche se dovessi morire di questo suicidio, potrei morire contento". E tesi le labbra; ma, troppo debole, in quel gesto ricaddi mezzo svenuto su cuscino, senza averla baciata".
Cosa non si fa a volte, per amore.
E da quest'isola torno a nuoto sulla spiaggia assolata. Sento la musica che arriva da lontano. Voci straniere attorno. Un paio di labbra segrete mi sfiorano.
Ps: in corsivo stralci tratti da "L'isola di Arturo", di Elsa Morante.